Ponti di Calatrava: un'opera simbolo per la Reggio del XXI secolo
Ultimo Aggiornamento: 03/24/2009
Documento Archiviato - Fine validitą 10/20/2007
Tre grandi archi bianchi, con le loro forme sinuose e leggere, che si candidano a raccontare la Reggio Emilia del XXI secolo, a simboleggiarne il rapporto con la contemporaneitą, a interpretare la relazione tra tradizione e innovazione.
L’inaugurazione di sabato 20 ottobre, all’alba del terzo millennio, non costituisce un appuntamento isolato, ma si inserisce con continuitą nella storia della cittą, ne segna una nuova importante tappa. A partire dal Rinascimento, Reggio Emilia ha affidato la propria immagine a un monumento nuovo, ha deciso di raccontarsi attraverso una nuova opera che potesse sintetizzare il suo slancio verso la modernitą. Ora quei progetti, quelle ambizioni sono ‘segni’ del nostro territorio. Se guardiamo al paesaggio urbano della cittą possiamo infatti individuare una serie di opere che raccontano la Reggio delle epoche precedenti e si inseriscono con continuitą nella nostra vita quotidiana.
Nel Cinquecento la cittą erige la basilica di San Prospero in memoria del suo santo patrono e protettore. Nel Seicento costruisce la basilica della Ghiara in segno di devozione religiosa e nel Settecento č la Reggia di Rivalta ad occupare la scena con la sua monumentalitą aristocratica. Se nell’Ottocento č il teatro Municipale a rappresentare la cifra della capacitą della borghesia cittadina, nel Novecento sono le Officine reggiane a definire lo scenario economico del nostro territorio.
Oggi sono i ponti dell’architetto Santiago Calatrava a svolgere questa funzione di sintesi e a divenire emblema della contemporaneitą. Sono le grandi arcuate che descrivono il flusso postmoderno a “gettare un ponte” verso il futuro della cittą e ad esprimere la sua vocazione a riprogettarsi continuamente all’interno di scenari in rapida evoluzione. Un segno forte del nostro tempo da associare ad altri importanti interventi realizzati o in fase di realizzazione a Reggio Emilia, come il Centro ‘Gerra’ per l’arte contemporanea, il museo che raccoglie e offre al pubblico la collezione d’arte di Achille Marmotti, Fotografia Europea, l’Officina delle Arti, il festival di danza Rec.
Lo stesso ideatore dei ponti, Santiago Calatrava, ha immaginato queste opere con una valenza sia funzionale che simbolica, come segni che marcano il territorio:
“I ponti soltanto in un giorno sono visti da pił di centomila persone….ho voluto quindi introdurre delle strutture che, al di lą della pura funzionalitą, assumessero un carattere simbolico”.
“I ponti dell’asse attrezzato hanno la capacitą simbolica di diventare porta sia in senso longitudinale che in senso trasversale”.
“Al di lą della pura funzionalitą, volevo creare un segno che desse un senso pił locale all’opera…questo occhio nella spalla del ponte non era necessario, ma ricorda il rosone del Duomo di Reggio Emilia e mi sembrava interessante creare un collegamento con un elemento architettonico e monumentale della cittą”.
“Il paesaggio della Pianura Padana č sostanzialmente piatto e verde. Ogni tanto emergono alberi o un campanile che si stagliano su un cielo blu. Era necessario sviluppare degli elementi che dessero vita al luogo: archi, semiarchi, onde, in modo da creare dei segni distintivi sul territorio” (Santiago Calatrava Valls Calatrava Lectio 2005).