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No Cocaina: per una Cultura del Limite |
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Ultimo Aggiornamento: 01/25/2010 |
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No Cocaina: per una Cultura del Limite
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E' un progetto di prevenzione contro l'utilizzo di questa pericolosa sostanza. Secondo alcune recenti inchieste europee, l’utilizzo delle sostanze stupefacenti è notevolmente cambiato negli ultimi anni: se il consumo dell’eroina risulta in calo, quello della cocaina fa registrare dati allarmanti. In Europa si stima che nel 2005 il consumo di questa sostanza abbia riguardato l’1% della popolazione tra i 15 e i 64 anni (pari a circa 3,5 milioni di persone), con l’Italia al terzo posto di questa preoccupante classifica e un incremento dell’uso che riguarda sopratutto la fascia dei giovanissimi, quella tra i 15 e i 24 anni. In Emilia-Romagna si segnala un aumento consistente dell’accesso ai Sert da parte di consumatori di cocaina come sostanza primaria (dal 1991 al 2004 l’aumento è stato del 2,2%), con una percentuale sul totale degli accessi pari al 12,1% nel 2005. A fronte di tale situazione, amministrazione comunale di Reggio Emilia e Ceis scendono in campo per contrastare l’utilizzo di questa pericolosa sostanza con un innovativo progetto di prevenzione e aiuto. "No cocaina: per una cultura del limite" si propone infatti di rendere disponibile alla comunità reggiana una serie di strumenti e servizi di prevenzione per informare, educare ed aiutare tutti coloro, tossicodipendenti, consumatori occasionali, familiari, che sono direttamente o indirettamente coinvolti nel consumo di questa sostanza. A tal fine, il progetto prevede di muoversi contemporaneamente su quattro diverse linee di lavoro: Obiettivo del progetto No cocaina: per una cultura del limite: è insieme sia quello di sostenere chi si trova in difficoltà a causa del consumo di cocaina, sia di contribuire alla creazione di un sapere condiviso e di un approccio capace di contrastare la metabolizzazione di un fenomeno che rischia di apparire erroneamente “normale” e “connaturato” ai ritmi e ai consumi del nostro tempo. Troppo spesso infatti, alcune sostanze “illegali” vengono percepite come un “bene di consumo come tutti gli altri” e il loro uso è considerato “socializzante” piuttosto che una pratica di natura anti-sociale. Gli operatori di strada che sono a più stretto contato con il fenomeno dipingono infatti un quadro sociale in cui l’uso di cocaina non è percepito come problematico e pericoloso, ma al contrario associato al divertimento e alla socialità. Negli ultimi anni, oltre ad essersi abbassata l’età di approccio alla sostanza, si è passati da un uso di tipo trasgressivo ad un “habitus” sociale che è peraltro trasversale alle diverse fasce sociali e d’età. Inoltre la sostanza viene impiegata sempre più per funzioni di tipo “ricreativo” ed è consumata per migliorare le prestazioni fisiche e relazionali. In quest’ottica, immaginare il consumo di stupefanti come pratica legata al disagio risulta fuorviante perché, salvo in casi marginali, non è aderente alla realtà. La scarsa conoscenza di questo fenomeno e dei rischi che l’abbinamento di più sostanze stupefacenti e alcolici, il cosiddetto policonsumo, può provocare, portano a sottovalutare le conseguenze e i pericoli che tali pratiche possono arrecare alla salute e alla stabilità psicologica dell’individuo. Oltretutto chi consuma sostanze mette spesso in atto comportamenti a rischio, come ad esempio la guida sotto l’effetto di alcol e stupefacenti. Anche in questo senso, i dati di alcune ricerche effettuate tra studenti e giovani lavoratori in Emilia-Romagna destano grande preoccupazione: nelle scuole superiori si rileva un policonsumo attorno al 6% della popolazione, mentre nei gruppi informali la percentuale sale al 16% e nei luoghi del divertimento al 19%. A Reggio Emilia si è costituita quindi una alleanza tra Comune e Ceis, Azienda Usl, Sert e privato sociale, con la collaborazione dei Poli sociali territoriali e le forze dell’ordine. |
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| A cura di: Redazione Internet |
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data ultima modifica: 02/09/2010 Il simbolo indica che il link è esterno al web comunale
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