Che cosa è: No cocaina: per una cultura del limite
E' un progetto di prevenzione contro l'utilizzo di questa pericolosa sostanza.
Esso prevede:
il numero 0522/293036 (dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 18.00, e il sabato mattina dalle 9.00 alle 12.30) dove è possibile ricevere ascolto e informazioni
un sito con informazioni e consulenze a distanza
gruppi di auto-aiuto
una campagna di comunicazione rivolta a giovani e medici di base
Secondo alcune recenti inchieste europee, l’utilizzo delle sostanze stupefacenti è notevolmente cambiato negli ultimi anni: se il consumo dell’eroina risulta in calo, quello della cocaina fa registrare dati allarmanti. In Europa si stima che nel 2005 il consumo di questa sostanza abbia riguardato l’1% della popolazione tra i 15 e i 64 anni (pari a circa 3,5 milioni di persone), con l’Italia al terzo posto di questa preoccupante classifica e un incremento dell’uso che riguarda sopratutto la fascia dei giovanissimi, quella tra i 15 e i 24 anni. In Emilia-Romagna si segnala un aumento consistente dell’accesso ai Sert da parte di consumatori di cocaina come sostanza primaria (dal 1991 al 2004 l’aumento è stato del 2,2%), con una percentuale sul totale degli accessi pari al 12,1% nel 2005.
A fronte di tale situazione, amministrazione comunale di Reggio Emilia e Ceis scendono in campo per contrastare l’utilizzo di questa pericolosa sostanza con un innovativo progetto di prevenzione e aiuto. "No cocaina: per una cultura del limite" si propone infatti di rendere disponibile alla comunità reggiana una serie di strumenti e servizi di prevenzione per informare, educare ed aiutare tutti coloro, tossicodipendenti, consumatori occasionali, familiari, che sono direttamente o indirettamente coinvolti nel consumo di questa sostanza.
A tal fine, il progetto prevede di muoversi contemporaneamente su quattro diverse linee di lavoro:
una sezione dedicata alla cocaina, con servizio di consulenza a distanza da parte di esperti, all’interno del sito www.drogaonline.it
gruppi di auto-aiuto che possano approfondire, oltre agli aspetti farmacologici del fenomeno, anche quelli sociologici e culturali
una campagna di comunicazione mirata che si avvarrà della collaborazione, oltre dei medici di base, anche dei gestori dei locali e dei luoghi di ritrovo dove più spesso i riti giovanili legati all’utilizzo della cocaina si consumano.
Obiettivo del progetto No cocaina: per una cultura del limite: è insieme sia quello di sostenere chi si trova in difficoltà a causa del consumo di cocaina, sia di contribuire alla creazione di un sapere condiviso e di un approccio capace di contrastare la metabolizzazione di un fenomeno che rischia di apparire erroneamente “normale” e “connaturato” ai ritmi e ai consumi del nostro tempo.
Troppo spesso infatti, alcune sostanze “illegali” vengono percepite come un “bene di consumo come tutti gli altri” e il loro uso è considerato “socializzante” piuttosto che una pratica di natura anti-sociale.
Gli operatori di strada che sono a più stretto contato con il fenomeno dipingono infatti un quadro sociale in cui l’uso di cocaina non è percepito come problematico e pericoloso, ma al contrario associato al divertimento e alla socialità. Negli ultimi anni, oltre ad essersi abbassata l’età di approccio alla sostanza, si è passati da un uso di tipo trasgressivo ad un “habitus” sociale che è peraltro trasversale alle diverse fasce sociali e d’età. Inoltre la sostanza viene impiegata sempre più per funzioni di tipo “ricreativo” ed è consumata per migliorare le prestazioni fisiche e relazionali.
In quest’ottica, immaginare il consumo di stupefanti come pratica legata al disagio risulta fuorviante perché, salvo in casi marginali, non è aderente alla realtà. La scarsa conoscenza di questo fenomeno e dei rischi che l’abbinamento di più sostanze stupefacenti e alcolici, il cosiddetto policonsumo, può provocare, portano a sottovalutare le conseguenze e i pericoli che tali pratiche possono arrecare alla salute e alla stabilità psicologica dell’individuo. Oltretutto chi consuma sostanze mette spesso in atto comportamenti a rischio, come ad esempio la guida sotto l’effetto di alcol e stupefacenti. Anche in questo senso, i dati di alcune ricerche effettuate tra studenti e giovani lavoratori in Emilia-Romagna destano grande preoccupazione: nelle scuole superiori si rileva un policonsumo attorno al 6% della popolazione, mentre nei gruppi informali la percentuale sale al 16% e nei luoghi del divertimento al 19%.
A Reggio Emilia si è costituita quindi una alleanza tra Comune e Ceis, Azienda Usl, Sert e privato sociale, con la collaborazione dei Poli sociali territoriali e le forze dell’ordine.