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La Reggio romana in mostra con 113 reperti

Ultimo Aggiornamento: 04/10/2017

Con l'inaugurazione dell'8 aprile (ore 18) al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, della mostra archeologica Lo scavo in piazza. Una casa, una strada, una città, si restituiscono a Reggio Emilia, ai suoi abitanti e ai visitatori, più di 100 reperti archeologici significativi dell'epoca Romana e Medievale emersi nel corso dei diversi interventi di restauro e riqualificazione di spazi pubblici – piazza della Vittoria - ed edifici privati di pregio – palazzo Busetti, palazzo del Carbone, via Guido Riccio da Fogliano, via Filippo Re – avvenuti nell'ultimo quinquennio a Reggio Emilia.

A questi, per un totale di 113 reperti in mostra, si aggiunge una decina di pregevoli oggetti – fra cui il Tesoro romano-barbarico - rinvenuti nel corso di interventi negli anni Cinquanta del secolo scorso, a completamento di un quadro di riferimenti storici e di ritrovamenti archeologici, che si è potuto delineare progressivamente negli ultimi 60 anni nella zona nord e nord-ovest del centro storico della città.
Curatore scientifico di Lo scavo in piazza. Una casa, una strada, una città è l'archeologo Marco Podini, con la collaborazione dell'archeologo Roberto Macellari dei Musei Civici, mentre la cura del progetto allestitivo è dell'architetto Italo Rota.
Georgia Cantoni, Francesca Monti, Anna Losi e Giada Pellegrini del Comune di Reggio Emilia hanno a loro volta lavorato alla realizzazione della mostra, che si realizza grazie alle sponsorizzazioni di Max Mara e CarServer, alla sponsorizzazione tecnica di ReggioPark.
La mostra Lo scavo in piazza. Una casa, una strada, una città è promossa dal Comune di Reggio Emilia e dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Parma e Piacenza.

Hanno detto
“Valorizzando i nostri beni archeologici e offrendo una nuova opportunità di attrattività culturale, la mostra è un percorso nel tempo che lega storia e identità della città al presente e a luoghi, quelli in cui i reperti sono stati ritrovati, oggi restituiti a nuova vita e qualità attraverso gli interventi di riqualificazione compiuti negli ultimi anni. E' suggestivo constatare che questi antichi oggetti siano, anche fisicamente, le 'radici' della città contemporanea e dei suoi nuovi significati”, ha detto il sindaco Luca Vecchi presentando Lo scavo in piazza. Una casa, una strada, una città in anteprima alla stampa.
“Lo scavo in piazza. Una casa, una strada, una città – ha aggiunto il sindaco – si inserisce nel quadro più ampio di mostre ed eventi che, dal prossimo autunno e nel 2018, coinvolgerà Reggio, Modena, Parma e Bologna nel progetto '2200 anni lungo la Via Emilia'. In questo contesto, Reggio realizzerà una ulteriore mostra, La buona strada: Regium Lepidi e la Via Aemilia, offrendo una visione ampia, profonda e avvincente delle sue origini, quando era Forum Lepidi e poi Regium Lepidi. Dopo l'edizione di Fotografia Europea 2016, ispirata alla Via Emilia contemporanea, quest'anno indaghiamo di fatto lo stesso tema nella prospettiva storico-archeologica, con una proposta culturale forte che rafforza l'attrattività della nostra città e dei nostri Musei Civici, insieme con le città sorelle e la regione, di cui ancora oggi la Via Emilia è anima, segno identitario e di unità”.

Annalisa Campurso, in rappresentanza della Soprintendenza della archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, ha sottolineato il pregio scientifico delle ricerche svolte a Reggio, i cui risultati si possono ora apprezzare in mostra, e del progetto '2200 anni lungo la Via Emilia' ha evidenziato “l'ampio respiro, adeguato a un territorio e a una storia di grande significato non solo nazionale”.

Il curatore Marco Podini ha spiegato che il titolo della mostra Lo scavo in piazza. Una casa, una strada, una città fa riferimento in particolare alle due aree in cui sono avvenuti i principali ritrovamenti degli ultimi anni: la piazza della Vittoria, con i reperti della casa romana “oggi la domus forse meglio conosciuta di Reggio Emilia, con le sue monete, coppe e sezioni di pavimento, posta verso il limitare nord dell'antica Regium Lepidi, in un punto poi interessato nel Trecento dal traumatico 'taglio' urbanistico-edilizio determinato dalla costruzione della Cittadella, con rilevanti demolizioni nella zona”; e il palazzo Busetti, sotto cui è stata trovata una porzione importante della 'Via Obliqua', il cui tracciato era appunto obliquo rispetto alla maglia geometrica del castrum romano e si innestava alla Via Emilia probabilmente all'altezza dell'attuale piazza del Monte, dirigendosi verso nord-ovest: “Il ritrovamento della Via Obliqua è il risultato forse più inatteso di questo periodo di scavi”.
Dalle fondamenta dell'isolato Busetti sono emersi anche reperti di oggetti della vita quotidiana che si svolgeva negli edifici disposti lungo la Via, fra cui lucerne e manici di anfore per il vino databili intorno al 142 avanti Cristo: “Le tracce rilevate ci dicono che era vino di Rodi, segno – ha detto l'archeologo – che Reggio era inserita e aveva rapporti ad ampio raggio con il mondo romano e il suo mercato”. Rinvenuta integra anche una brocca in vetro di epoca Augustea (quando fu introdotto appunto l'uso del vetro).
Sottolineati i criteri scientifici seguiti negli scavi di questi anni, Podini ha poi spiegato che la mostra associa la presentazione dei reperti qualificata sul piano storico ed estetico al ricorso a strumenti di comunicazione efficaci sul piano divulgativo, come video descrittivi degli oggetti e delle modalità di ritrovamento.

L'archeologo Roberto Macellari ha a sua volta ricordato la rilevante validità scientifica degli scavi e ha ipotizzato, in base ad alcuni ritrovamenti, origini di Reggio Emilia precedenti all'epoca Romana (la fondazione della città romana è fatta risalire al 175 avanti Cristo, durante il secondo consolato di Marco Emilio Lepido): “E' presto per affermarlo con certezza – ha detto Macellari – ma è ipotizzabile una presenza Etrusca in questa zona. La mostra, nelle sue sequenze tematiche, si propone di dare conto anche di questo particolare e sviluppa un percorso che termina nel Medioevo, citato dal ritrovamento a palazzo del Carbone di un Frammento di lastra con figura di Profeta, forse riconducibile alla fabbrica medievale della Cattedrale, della metà del XIII secolo”.

Alla conferenza stampa hanno partecipato anche Elisabetta Farioli direttore dei Musei Civici e Massimo Magnani direttore dell'Area innovazione e competitività del Comune di Reggio Emilia.

Storia e identità attraverso gli oggetti
Gli scavi effettuati nell’ultimo decennio, in occasione di importanti interventi di restauro e riqualificazione urbana (palazzo Busetti e di palazzo del Carbone, di piazza della Vittoria a cui vanno aggiunti i cantieri della Cattedrale), hanno fornito dunque nuovi elementi di conoscenza sull’antica Regium Lepidi, consentendo di comprendere meglio le trasformazioni avvenute, nel tempo e nello spazio, nel settore ovest e nord-ovest della città. Grazie alle nuove indagini si ha oggi un’idea sempre più chiara sulle fasi e le modalità di sviluppo della forma urbana, lungo un intervallo di tempo assai ampio (dagli inizi del secondo secolo avanti Cristo fino ai nostri giorni).

Ci sono i pavimenti a mosaico di una domus romana, una lucerna figurata rinvenuta nel vicino palazzo Busetti, una selezione dei pezzi più notevoli del celebre Tesoro romano-barbarico trovato in via Crispi nel 1957 (rinvenuto durante li lavori di fondazione del palazzo d'angolo con piazza Martiri del 7 Luglio e da allora custodito nella sezione archeologica dei Musei Civici), un 'più recente' frammento di scuola antelamica attribuibile forse alla fabbrica del Duomo e decine di altri reperti provenienti dallo scavo di piazza della Vittoria.
E c’è la cosiddetta “Via obliqua”, una strada di orientamento anomalo -in deroga al perfetto reticolo ortogonale della città romana incentrato sulla Via Emilia - che inciderà sulla fisionomia urbana fino al pieno medioevo e di cui è emerso un tratto anche sotto lo stesso palazzo Busetti.
È sulla traccia di questa strada obliqua che si dipana la mostra 'Lo scavo in piazza. Una casa, una strada, una città'.
Promossa dal Comune di Reggio Emilia e dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, l’esposizione illustra - con l’ausilio di apparati didattici e digitali - la storia e le trasformazioni del quartiere urbano situato nel settore nord-occidentale della città.
In mostra, anche quanto emerso nel corso degli scavi in piazza della Vittoria, effettuati dal novembre 2014 al marzo 2016 per costruire il parcheggio interrato. A un anno dalla fine dei lavori, gli scavi archeologici si mettono dunque letteralmente 'in piazza' per rivelare a reggiani e non uno spaccato significativo della storia di Reggio Emilia dalle origini ai giorni nostri.
Proprio perché molto esteso e profondo, lo scavo ha potuto indagare una serie di strati che vanno dalle origini tardo-repubblicane del piccolo centro romano di Forum Lepidi alla costruzione, nel 1339, della Cittadella, sorta per volontà di Luigi Gonzaga.
I dati di scavo hanno evidenziato una funzione assai mutevole dell'area, che passa dalla vocazione produttiva dell'età tardo-repubblicana a quella residenziale di età proto-imperiale per poi tornare a connotarsi nuovamente in senso produttivo in età tardoantica e altomedioevale, come attestano le calcare e le fucine di questo periodo.
Solo in epoca comunale l’area troverà il proprio assetto definitivo con la costruzione di case a torre, monasteri e chiese, come il monastero dei Santi Nazario e Celso, poi inglobato nella Cittadella e oggi probabilmente sepolto sotto il parco del Popolo.

Tema-guida della mostra è appunto la “via obliqua”, una strada di origini romane che partiva direttamente dalla Via Emilia non in modo ortogonale come il resto della città -
orientata sull'asse della Via Aemilia, decumano massimo di Regium Ledipi – ma obliquamente, allineando attorno a sé l’intero quartiere residenziale di età romana.
Questa strada, molto importante per la fisionomia urbana, avrà anche una lunga vita, assumendo in età medioevale la funzione di 'percorso processionale', che collegava direttamente la città al luogo in cui, fino al 991, erano conservate le spoglie di San Prospero, patrono della città.
Il nucleo centrale della mostra è rappresentato dai resti di una casa romana emersi nel settore sud-orientale dell'odierno parcheggio. Nonostante le consistenti spoliazioni subite dall’edificio e i numerosi interventi di demolizione e rifunzionalizzazione dell'area nel corso del tempo, si è riusciti a ricomporre buona parte della planimetria della casa romana e a proporne una ricostruzione virtuale coerente con il quadro delle domus note in ambito cisalpino.
Il percorso della mostra segue la cronologia stratigrafica: età repubblicana, età imperiale, età tardo-antica e alto-medievale, età medievale e moderna.
I reperti, oltre che da testi, sono descritti dalla viva voce di restauratori, conservatori e archeologi grazie a video che proiettano anche immagini tridimensionali e foto. La mostra si inserisce nell'ambito del progetto '2200 anni lungo la Via Emilia'.

Fra gli oggetti in mostra
Fra i 100 reperti, custoditi al Palazzo dei Musei e in mostra a 'Lo scavo in piazza. Una casa, una strada, una città', oltre a oggetti della vita quotidiana – dalle monete romane di vari periodi alle pedine per il gioco e a specchi 'portatili' con montatura in bronzo - si possono vedere:
  • Lucerna a vernice nera del tipo cilindrico nord-italico, variante 'lombarda' (metà II-metà I sec. a.C.), rinvenuto a palazzo Busetti;
  • Coppa in terra sigillata con bollo del produttore L.Veg/Etvs entro cartiglio rettangolare, decorata con scene di battaglia, Età augustea, piazza della Vittoria;
  • Coppa in ceramica a pareti sottili a pasta chiara con decorazione a rotella (seconda metà I sec. d.C.), via Guido Riccio da Fogliano;
  • Anello con verga in ferro e castone in pietra dura verde (sardonica?) intagliata. Vi si riconosce un’antilope rivolta a sinistra, ritratta nell’atto di compiere un balzo (I sec. a.C.), piazza della Vittoria;
  • Denario repubblicano coniato dal magistrato monetale L. Caesius fra il 112 e il 111 a.C. Al dritto, testa di Apollo volto a sinistra; al rovescio, i Lares Praestites, divinità protettrici dei luoghi abitati, piazza della Vittoria;
  • Frammento di lastra con figura di Profeta che tiene un rotulus, simbolo dell'Antico Testamento (prima metà XIII sec.) di probabile Scuola Antelamica. Risagomato sui lati brevi con motivo a fusarole e perline e reimpiegato come archivolto (inizi XVI sec.). Ancora presenti, sullo sfondo, tracce di colore rosso, via del Carbone;
  • Anfora vinaria, riutilizzata per bonificare il terreno: assieme ad esemplari simili è stata infatti infissa nel terreno capovolta (metà I sec. a.C.-I sec. d.C.), via Filippo Re;
  • Frammento di lucerna a volute con decorazione sul disco raffigurante Chirone che insegna al giovane Achille come suonare una lira ottenuta dal carapace di una tartaruga, Età augusteo-tiberiana, palazzo Busetti;
  • Sezione di pavimento a mosaico bianco-nero con inserti (crustae) costituiti da pietre colorate e marmi (fine I sec. a.C.-inizi I d.C.), piazza della Vittoria:
  • Sezioni di pavimento in “cementizio” a base laterizia in cui è riconoscibile parte di un quadretto centrale (émblema), con cerchio inscritto decorato a losanghe, con alcuni inserti in pietra e marmo colorati e motivi geometrici e decorativi (fine I sec. a.C.-inizi I d.C.), piazza della Vittoria.