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Ciran - La bocca della verità e dell'amore

Ultimo Aggiornamento: 03/13/2017

Cyrano de Bergerac! L'antieroe amoroso di Edmond Rostand? Proprio lui. Ebbene: parla in dialetto, una miscela emiliana frizzante. L'amore secondo Ciran, in dialetto… 'emilian'. Possibile? Sì, a Reggio Emilia, dove si esperimenta tutto, compreso questo! E così la gran tradizione del teatro in vernacolo si rinnova.

Venerdì 17 marzo, alle 21, al Centro sociale Rosta Nuova di Reggio Emilia ( ingresso libero), va in scena la prima teatrale di Ciran-La bocca della verità dell'amore, commedia sperimentale in quattro quadri riadattata in dialetto emiliano, ispirata all’opera Cyrano di Bergerac di Edmond Rostand.

La produzione teatrale è dell'Associazione Cinqueminuti e del Centro Sociale Rosta Nuova in collaborazione e con il sostegno di Comune di Reggio Emilia, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Coordinamento provinciale Centri sociali Ancescao, Comune di Guastalla e Comune di Castelnovo ne' Monti.

Lo spettacolo, partendo da un classico teatrale senza tempo, propone una sperimentazione sul linguaggio dialettale, restituendo vitalità, forma poetica e decoro scenico ad un patrimonio dalle potenzialità ancora inesplorate. 'Ciran' rinnova la tradizione del teatro in vernacolo, con l’obiettivo di estendere il suo nucleo espressivo anche al repertorio letterario classico e moderno, rivolgendosi a un pubblico più ampio, non solo locale o generazionale. Compiendo un'operazione simile a quella che viene normalmente realizzata nella musica, anche in questo caso si è scelto di sperimentare, commistionando elementi linguistici diversi.

Realizzando il 'Ciran', l'associazione Cinqueminuti e i nostri Centri sociali, insieme con la Fondazione I Teatri che collabora al progetto, hanno il merito di riproporre, dopo uno studio filologico approfondito, l'antica e solida tradizione del teatro in vernacolo, donandole piena dignità artistica e culturale, attraverso una originale sperimentazione linguistica, ha detto l'assessore a Partecipazione e Cura dei quartieri, Valeria Montanari .

Daria De Luca, presidente dell'associazione Cinqueminuti e Andrea Terzi, aiuto regista hanno spiegato il percorso di ideazione, ricerca, scelta dell'idioma 'emiliano', drammatizzazione e messa in scena dello spettacolo, che ha poi trovato ospitalità nei Centri sociali.
Un forte spirito partecipativo che ha affiancato quello del lavoro professionale di coloro che allestiscono il Ciran. Spesso il dialetto è stato ridotto a una 'cosa da mattacchioni' e magari, nel contempo, è stato snobbato da ambienti elitari. Con Ciran si vuole dimostrare che il valore della lingua dialettale è alto e può cimentarsi con opere della letteratura universale, costituire identità e coesione sociale, raggiungere un pubblico ampio e diversificato.
Dopo la tournée in diversi Centri sociali di città e provincia, il ' Ciran' affronterà spazi pubblici all'aperto e teatri, poi le scuole, grazie anche a un spiccata duttilità nell'allestimento e nella scenografia in particolare.

"Il dialetto è in via di estinzione. E noi non vogliamo che questo avvenga. Agli ideatori del progetto i Centri sociali hanno deciso di dare una mano, ha detto il presidente del Centro sociale di Rosta Nuova Gianni Prati.

Il presidente di Ancescao Carlo Versali riconosce allo spettacolo la prova che nei Centri sociali si può fare anche attività culturale, grazie a soci sensibili, disposti a promuove gli eventi e a collaborare, attraverso il volontariato da una parte con i professionisti di settore e dall'altra i cittadini.
Anche la cultura genera coesione sociale, relazioni sul territorio e comunità.

Il Progetto "Ciran" : la scelta del dialetto emiliano non è stata dunque un ripescaggio nostalgico del dialetto, talvolta ridotto a cliché grossolano, ma il tentativo di restituire vitalità, forma poetica e decoro scenico ad un patrimonio dalle potenzialità ancora inesplorate. Questa la scommessa: il dialetto come lingua viva, spregiudicata, che non insegna, ma apprende, si arricchisce, si contamina di nuove espressioni, provenienti da altre realtà linguistiche, in una parola si reinventa. Ma anche il dialetto come lingua matura, capace di esprimere la molteplicità degli stati d’animo dell’uomo e la complessità dei conflitti presenti nel grande teatro, sulla scorta di autori come Ruzzante, Della Porta, Goldoni, Testori, Pasolini.
La scelta del testo, il Cyrano de Bergerac, nasce dalla volontà di riadattare un testo classico, noto al pubblico, che possedesse la grazia della poesia, le sottigliezze del linguaggio amoroso, le sfumature psicologiche nei personaggi.
Il testo racconta infatti la vicenda del cadetto Cyrano che, follemente innamorato di sua cugina Rossana, che invece è innamorata del bel Cristiano, compie un gesto di estrema abnegazione: aiuta il suo rivale a conquistare la donna amata da entrambi, prestandogli il suo ingegno poetico. Questa scelta non sarà priva di conseguenze per il bizzarro triangolo amoroso: scegliendo di dare la propria voce al corpo di un altro uomo, Cyrano si rivela il più sventurato e prolifico parlatore d’amore della storia di tutti i tempi.

L'anteprima del 17 marzo è soltanto il primo appuntamento di una serie di serate che coinvolgeranno la città e la provincia.
Sono infatti previste repliche, a ingresso libero, sabato 18 marzo al Centro Cociale Il Carrozzone, venerdì 24 marzo al Centro Sociale Tricolore, giovedì 23 marzo al Centro Sociale Venezia.
Sono previste inoltre due repliche in provincia, martedì 21 marzo a Guastalla, al Centro Sociale Primo Maggio e, in questo caso a pagamento, venerdì 31 marzo al Teatro Bismantova di Castelnovo ne’ Monti.

Per informazioni:
Telefono 0522 334051, www.rostanuova.it