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Area Nord: talenti, numeri e storia del Tecnopolo

Ultimo Aggiornamento: 10/24/2013

Con un weekend inaugurale che prevede incontri e dibattiti, performance e mostre, sabato 26 e domenica 27 ottobre 2013 viene consegnata alla città la sede del Tecnopolo di Reggio Emilia per la ricerca industriale avanzata e il trasferimento tecnologico, nel capannone 19 (C19) dell’area Reggiane. Ecco i numeri e le caratteristiche di un’opera strategica per il presente e il futuro di Reggio Emilia.

I lavori di riqualificazione – finanziati dal Comune di Reggio Emilia e dalla Regione Emilia-Romagna con un investimento complessivo di 5,5 milioni di euro, realizzati su progetto dell’architetto Andrea Oliva – sono conclusi. Nei prossimi mesi, troveranno posto nella nuova sede i laboratori di ricerca di Rei-Reggio Emilia Innovazione, Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e Crpa, da anni in funzione in altre sedi, con una novantina di ricercatori.
Il Tecnopolo di Reggio Emilia – le cui radici affondano nella secolare storia di lavoro, ricerca, innovazione e sviluppo delle ex Officine Reggiane, nei principali centri di ricerca di Reggio Emilia e nella cultura di innovazione della città - è il primo ad essere ultimato fra quelli della Rete Alta Tecnologia regionale: è quindi il primo della regione a potersi avvalere di un’infrastruttura specificamente dedicata.
Il Tecnopolo di Reggio Emilia è una delle infrastrutture dell’economia della conoscenza previste nel Progetto Area Nord e, con il vicino Centro internazionale Malaguzzi, è uno dei poli generatori e una prima estensione – con i suoi centri di ricerca su Meccatronica, Costruzioni, Argoalimentare ed Energia e Ambiente - del Parco della conoscenza, innovazione e creatività nell’Area Reggiane.

Hanno detto
Il 23 ottobre 2013, nel corso di una visita al Tecnopolo quale anteprima per la stampa, il vicesindaco di Reggio Emilia Ugo Ferrari, ha detto che “questa nuova infrastruttura è uno dei risultati del lavoro di governance, promosso dal sindaco Graziano Delrio a partire dagli Stati generali sull’Area nord del 2010: in questo lavoro c’è il ruolo del Comune, ma senza gli altri determinanti compagni di viaggio - le altre istituzioni pubbliche, l’Università, i centri di ricerca pubblici e privati, le associazioni datoriali – questo percorso non lo si sarebbe certamente potuto fare. Sono loro, da ora più che mai, i protagonisti di questo luogo, che è il risultato di un lavoro collettivo, fatto con l’obiettivo di rilanciare e potenziare le competenze distintive, l’economia e il lavoro della città e del suo territorio”.
“Dopo l’attivazione della stazione Mediopadana dell’Alta velocità – ha aggiunto Ferrari - ora consegniamo alla città questa ulteriore infrastruttura dell’Area nord: opere che rendono Reggio Emilia, la sua provincia e la regione più forti e dimostrano che insieme possiamo reagire con efficacia alle sfide della crisi”.
“Il Tecnopolo di Reggio Emilia – ha proseguito il vicesindaco - ha, fra i suoi diversi pregi, quello di favorire lo scambio di saperi, di conoscenze fra gruppi di ricerca e di contribuire a diffondere innovazione e conoscenza sul territorio. In questo senso, il Tecnopolo di Reggio Emilia raccoglie e porta avanti quell’eredità di sapere, innovazione e lavoro che nacque qui agli inizi del Novecento, in questo stesso luogo in cui si trova il capannone 19: l’Area Reggiane”.
Rigenerazione urbana e memoria storica, gli altri temi sottolineati in conclusione dal vicesindaco: “La rigenerazione e la riqualificazione urbana, con il recupero del capannone 19, si innestano nell’Area Reggiane, con un intervento di qualità, che rispetta la memoria e le testimonianze storiche del luogo e delle persone, delle migliaia di operai, che vi hanno lavorato e vissuto. E che viene conservato e riproposto nelle mostre fotografiche e sull’Archivio storico delle Reggiane allestite in occasione dell’inaugurazione”.

“L’intervento di riqualificazione – ha spiegato fra l’altro l’assessore ai Progetti speciali Mimmo Spadoni – ha salvaguardato le stratificazioni, la storia fisica dell’edificio e le tracce della storia delle persone che lo hanno frequentato nel tempo. Della Rete regionale, questo è il primo Tecnopolo realizzato, nei tempi e nei costi previsti. Questo è potuto avvenire grazie a tre fattori soprattutto: intelligenza, lavoro e dedizione di chi si è occupato del progetto e della sua realizzazione. Qualità che sono le stesse, non a caso, di chi per quasi un secolo ha operato nelle Officine Meccaniche Reggiane”.
“Oggi la sede del Tecnopolo – ha aggiunto Spadoni - è un luogo fisico in cui le intelligenze della ricerca e dell’innovazione possono incontrarsi; uno spazio pubblico con una forte vocazione alla valorizzazione dei talenti dei giovani nella ricerca e nella creatività, e allo scambio di saperi attraverso relazioni, come ci suggerisce fra l’altro la conformazione degli spazi interni al Tecnopolo. Della valorizzazione dei talenti e del valore delle relazioni, vuole essere simbolo il murale che il giovane e bravissimo artista reggiano Pietro Anceschi, in arte Stone, sta realizzando, sulla storia delle Reggiane, all’esterno del muro di cinta dell’area del Tecnopolo. Anche questo contribuisce a creare connessioni, in questo caso visive e della memoria, tra Tecnopolo e Città, così come connessioni e relazioni si creeranno fra questo luogo e la città attraverso le riqualificazioni che seguiranno, nell’Area Reggiane e in piazzale Europa”. A questi interventi, ha concluso l’assessore, sono state destinate risorse dalla Regione attraverso il Documento unico di programmazione (Dup) e dal governo attraverso il Piano nazionale Città.

L’architetto Oliva ha sottolineato a sua volta i temi della preservazione della memoria (“le tracce delle lavorazioni in ghisa e ferro, le tracce della fatica e delle difficoltà quotidiane: questi muri sono come quadri”), il rispetto di tempi e costi dei lavori, questi ultimi svoltisi senza alcun incidente per gli operai. “Interventi come questo – ha detto Oliva – si possono realizzare quando vi sono condivisione strategica, visione e volontà di perseguire obiettivi comuni sia nella committenza, sia in chi realizza l’intervento”.

All’incontro con la stampa sono intervenuti il presidente di Rei – Reggio Emilia Innovazione Aimone Storchi, il direttore del dipartimento Scienze e Metodi dell’ingegneria dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia Eugenio Dragoni, il presidente di Crpa Giuseppe Veneri, in rappresentanza degli enti che gestiscono portale e laboratori del Tecnopolo; il sovrintendente ai Beni archivistici dell’Emilia-Romagna Stefano Vitali sul tema della tutela dell’Archivio storico delle Reggiane; i direttori d’Area del Comune di Reggio Emilia Giordano Gasparini e Massimo Magnani.

Eventi inaugurali e Tecnomese
Dunque, sabato 26 ottobre, nella sede del Tecnopolo di Reggio Emilia (piazzale Europa, 1), dalle ore 10.30, saluti istituzionali di Ugo Ferrari vicesindaco di Reggio Emilia; Sonia Masini presidente della Provincia di Reggio Emilia; Gian Carlo Muzzarelli assessore alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna.
A seguire la tavola rotonda “Innovazione, ricerca, conoscenza: le chiavi di sviluppo dei territori”, con gli interventi di Graziano Delrio ministro per gli Affari regionali e le Autonomie; Francesco Profumo presidente di Iren spa; Angelo Andrisano docente all’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, direttore di Intermech-MoRe; Paolo Bonaretti direttore di Aster. Interviene e coordina il dialogo Gianni Riotta, editorialista de La Stampa e docente alla Princeton University.
Alle ore 18.30 (in replica alle 19, alle 19.30 e alle 20), “Industriale/Tribale”, performance di percussioni per 30 fusti industriali.
Installazione artistica ideata da Spazio Gerra, a cura di Officina delle Arti (Atelier BeeLive), in collaborazione con l’Istituto superiore di studi musicali “Achille Peri” di Reggio Emilia e il Professional Music Institute - Pmi di Reggio Emilia.

Il suono generato dal più classico prodotto industriale, il fusto cilindrico in lamiera, si trasforma in un concerto condotto da 30 percussionisti, diventando un’installazione artistica itinerante, grazie alla collaborazione di realtà ed esperienze artistiche diverse (informazioni in dettaglio nella nota allegata su eventi inaugurali e mostre).

Lo stesso 26 ottobre, nella sede del Tecnopolo, apre un’importante mostra su “Archivio storico delle Officine Reggiane. Recupero, salvaguardia e valorizzazione”, a cura di Biblioteca Panizzi, Polo archivistico/Istoreco, Spazio Gerra Sovrintendenza archivistica regionale.
Una visita guidata a questa mostra, primo allestimento sul tema che consente di prendere visione dello straordinario materiale dell’Archivio della grane fabbrica dopo la sua chiusura, è prevista sabato 26 ottobre ore 17.30 a cura della Biblioteca Panizzi e di Istoreco.

Contestualmente, sono allestite al Tecnopolo tre mostre fotografiche, che continuano a sviluppare il tema della memoria, con opere di Fabrizio Cicconi, Alessandra Matia Calò e Fabio Boni (informazioni in dettaglio nella nota allegata sulle mostre).

Le mostre al Tecnopolo sono aperte fino al 24 novembre compreso. Sabato 26 ottobre apertura dalle 16 alle 21; domenica 27 ottobre dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19; nelle domeniche seguenti (3-10-17-24 novembre) dalle 16 alle 19.

Contestualmente, sono allestite al Tecnopolo mostre fotografiche, che continuano a sviluppare il tema della memoria, con opere di Fabrizio Cicconi, Alessandra Matia Calò e Fabio Boni (informazioni in dettaglio nella nota allegata sulle mostre).

La giornata del 26 ottobre è anche quella di apertura del Tecnomese, periodo dedicato a workshop, incontri, mostre su ricerca, creatività, sperimentazione, tecnologia sviluppo e impresa(informazioni nella nota allegata sul Tecnomese).

Sponsor delle iniziative sono Iren Emilia e CarServer; sponsor tecnico ProMusic. Il brindisi di inaugurazione è invece offerto da Pause-atelier dei sapori del Centro internazionale Loris Malaguzzi.

Il Tecnopolo di Reggio Emilia
Con la realizzazione, nel capannone 19 delle ex Officine Meccaniche Reggiane, del Tecnopolo di Reggio Emilia per la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico tra centri di ricerca e imprese, la nuova idea di città scaturita nell’ambito del processo di governance dell’Area Nord, basata sull’economia della conoscenza, compie un passo fondamentale.
Un nuovo passo decisivo, compiuto appena quattro mesi dopo l’attivazione della stazione Reggio Emilia Av Mediopadana, elemento infrastrutturale di grande funzionalità e pregio, a servizio dell’Area nord di Reggio Emilia oltre che dell’Area vasta Mediopadana.
Il Tecnopolo di Reggio Emilia – il primo della Rete Alta Tecnologia dell’Emilia-Romagna ad inaugurare nella sede definitiva – è adiacente al Centro internazionale Loris Malaguzzi, il luogo di sintesi del Reggio Approach che coniuga ricerca e applicazione nel campo dell’Educazione. Ha infatti sede all’interno del capannone 19 delle storiche Officine Reggiane, ristrutturato nel rispetto della sua antica funzione, oggi proprietà del Comune di Reggio Emilia a seguito dell’accordo con Fantuzzi-Reggiane.

L’edificio - 3.500 metri quadrati - costruito tra gli anni Venti e Trenta del Novecento e vincolato dalla Sovrintendenza, è stato oggetto di opere di riqualificazione, restauro e funzionalizzazione, per un investimento di 5,5 milioni di euro, di cui 3,1 a carico del Comune e 2,4 a carico della Regione Emilia-Romagna. L’investimento per i programmi di ricerca è pari a 10,6 milioni di euro, di cui 5,3 milioni da contributo europeo Por-Fesr, portando l’investimento totale su Reggio Emilia a 16,1 milioni di euro. Circa 90 sono i ricercatori impegnati nel Tecnopolo di Reggio Emilia.

Il progetto
La struttura storica del capannone 19 è rimasta integra, secondo le linee di un accurato restauro conservativo. All’interno sono stati montati gli elementi in legno, che formano i vari ambienti su tre livelli: una parte aperta sul modello di una piazza e una parte riservata a laboratori e uffici dei ricercatori del progetto Tecnopolo.
“Una componente fondamentale per un luogo in cui si sviluppa ricerca è la relazione – spiega l’architetto Oliva - Il Capannone 19 è stato riallestito con nuovi spazi: volumi che si sostituiscono al concetto di una grande macchina industriale, in grado di stimolare relazioni dirette attraverso quegli spazi destinati al pubblico, come la galleria coperta, l’open-space, le terrazze e i corridoi attrezzati.
“Ancora una volta – prosegue il progettista - forma e funzione evidenziano la qualità relazionale grazie ad una composizione dell’architettura variabile, adattabile, dinamica ed a tratti sorprendente. Sempre a contatto diretto con la memoria, lo spazio si comprime e si dilata in una sequenza di spazi aperti, semichiusi e passaggi che stabiliscono una relazione biunivoca tra passato e futuro, tra interno ed esterno, tra edifico e paesaggio, tra spazio privato e spazio pubblico. La macchina funzionale diviene, così, una soglia a diverse scale: nell’open-space è di tipo urbano, richiamando i tratti delle frontalità su strada, sulle terrazze è di tipo pertinenziale, regolando le condizioni di vicinato tra laboratorio e laboratorio. All’esterno, lo spazio fuori scala, quello rivelato oltre il muro, è controllato attraverso la partizione delle pavimentazioni, in grado di rafforzare le direzionalità suggerite dal palinsesto figurativo della città, del contesto e dello skyline delle fabbriche circostanti.
“Nel Tecnopolo – conclude Oliva - l’architettura storica circoscrive, come un monumento, lo spazio relazionale, custodendo i significati della storia e della memoria e lasciando all’implementazione reversibile dei nuovi volumi il compito dinamico di organizzare e sollecitare le relazioni, assegnando così all’edifico, nel suo complesso, il significato più ampio di edificio pubblico, di caposaldo urbano di spazio per la città, nonostante la funzione specialistica”.

I lavori di riqualificazione del capannone 19 sono stati svolti dall’impresa Reale Mario srl di Rovigo e, per la parte relativa alla bonifica di parti della vecchia struttura, dall’impresa Unieco sc di Reggio Emilia. Progettista e direttore dei lavori è l’architetto Andrea Oliva, responsabile del procedimento per il Comune di Reggio Emilia il direttore dell’Area pianificazione strategica Massimo Magnani.

I contenuti
Nato per produrre e diffondere conoscenza, attrarre imprese hi-tech e ad alto valore aggiunto, fungere da incubatore di start up e spin-off, il Tecnopolo di Reggio Emilia ha come funzioni principali:
- mettere in contatto i laboratori di ricerca pubblici e privati con le imprese
- trasferire know-how
- diffondere informazioni tecnologiche sul territorio
- animare il network delle relazioni che stanno alla base della diffusione e della creazione della conoscenza.

Il Tecnopolo di Reggio Emilia riunisce quattro centri, ora attivati in sedi diverse, per la ricerca avanzata e il trasferimento tecnologico alle imprese. Tre centri fanno capo all’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, il quarto a Crpa-Centro ricerche produzioni animali.
Intermech-Mectron è il centro per la ricerca applicata e i servizi nel settore della meccanica avanzata, della meccatronica e della motoristica, con sede a Reggio e Modena;
En&Tech è il centro per la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico nel settore delle tecnologie integrate per la sostenibilità in edilizia, la conversione efficiente dell’energia, l’efficienza energetica degli edifici, l’illuminazione e la domotica;
Biogest Siteia è il centro di ricerca per il miglioramento e la valorizzazione delle risorse biologiche agro-alimentari;
Crpa Lab è il laboratorio dedicato alla ricerca industriale nei settori dell’agroalimentare e dell’ambiente ed energia.

Rei - Reggio Emilia Innovazione è la struttura che gestisce il punto di accesso al Tecnopolo, il Portale della Rete Alta Tecnologia, che ha il compito di favorire la visibilità e l’accessibilità del Tecnopolo stesso e della Rete nel suo insieme, affiancando alle attività di ricerca industriale e sviluppo tecnologico un’offerta integrata e coordinata di servizi per l’innovazione alle imprese.
Inoltre Rei è presente all’interno del Tecnopolo con il Fab Lab di Reggio Emilia, un laboratorio di fabbricazione digitale in piccola scala che, attraverso l’uso di stampanti in 3D, laser cutter di precisione, frese e plotter vinilico, offre servizi di prototipazione rapida e a basso costo, consentendo anche alle piccole imprese di entrare agilmente nel circuito della ricerca e dell’innovazione.
Il Fab Lab diventerà anche l’animatore della comunità del Tecnopolo, gestendo uno spazio di coworking, un luogo per la contaminazione delle idee in relazione privilegiata con i centri di ricerca e le imprese più innovative.

Area Nord, Parco Conoscenza e Rigenerazione Area Reggiane
Il Tecnopolo di Reggio Emilia è un elemento fondamentale del progetto Area Nord, avviato nel 2010 dal Comune di Reggio Emilia e condiviso con i principali stakeholder del territorio.
La crescita economica, sociale e culturale di Reggio Emilia nei prossimi decenni punta sullo sviluppo delle sue principali competenze distintive in termini di industria, ricerca e servizi, favorendo i processi di internazionalizzazione e condivisione della conoscenza e di valorizzazione dei talenti creativi.
Tali competenze – educazione, meccatronica, edilizia sostenibile, agroalimentare, energia e ambiente – sono state messe a sistema in un processo di pianificazione strategica che ha nell’Area nord della città la storica base territoriale da riqualificare e nella economia della conoscenza il fattore critico di successo per lo sviluppo e la competitività del territorio.
Nel sistema locale di Reggio Emilia è infatti ormai indispensabile un’intermediazione tra la ricerca, le imprese e il territorio, capace di garantire forme di trasferimento tecnologico in favore delle piccole e medie imprese, la creazione di aziende innovative attraverso spin-off e start up, l’attivazione di reti di imprese, l’assistenza alle piccole e medie imprese per la partecipazione a bandi e progetti di ricerca in ambito nazionale e internazionale.
Il progetto Area Nord prevede nell’Area Reggiane il Parco della conoscenza, innovazione e creatività, la scintilla per fare partire il motore del nuovo sviluppo competitivo del territorio. Il primo nucleo del parco è costituito da centri di ricerca già esistenti: il Centro Internazionale Loris Malaguzzi per l’educazione e il Tecnopolo con i centri di ricerca in meccatronica, agroalimentare, energia e ambiente.
La crescita e la sinergia di queste strutture incentiverà altre aziende a collocarsi in quest’area per sviluppare filiere innovative e nuove imprese. Il parco diventerà il motore di un nuovo approccio all’economia della conoscenza, basato sul lavoro comune di sapere industriale e conoscenze umanistiche, con l’obiettivo di generare e implementare nuove idee, per aumentare l’attrattività e la competitività di Reggio Emilia.
Con il Tecnopolo si avvia anche la realizzazione del progetto di rigenerazione urbana che ha nell’Area Reggiane (260.000 metri quadrati) il suo cuore pulsante e che prevede il recupero dei capannoni industriali, nuove infrastrutture di mobilità e nuovi collegamenti e la riqualificazione di interi ambiti urbani.
Il Comune di Reggio Emilia è attivato anche in un percorso per la riqualificazione di ulteriori capannoni dell’Area Reggiane: a questo scopo il Piano nazionale Città ha accordato a Reggio Emilia 11 milioni di euro, cui si aggiungono i 6,5 milioni già resi disponibili dalla Regione Emilia-Romagna e gli investimenti delle organizzazioni e delle società private, in particolare Unindustria e Iren Rinnovabili spa.
E’ stato individuato nel Capannone 18 (7.500 metri quadrati), adiacente al Tecnopolo, il prossimo step di sviluppo del Parco della conoscenza, innovazione e creatività, con l’insediamento di nuovi centri di ricerca applicata, di start–up e spin–off d’impresa, di attività produttive e di terziario avanzato.

La Rete Alta Tecnologia dell'Emilia-Romagna
L’innovazione oggi è fortemente favorita dalla creazione di centri specializzati che hanno il compito specifico di mettere in contatto i laboratori di ricerca pubblici e privati, da un lato, e il tessuto imprenditoriale dell’altro. Il loro fine è quello di trasferire know-how, diffondere informazioni tecnologiche sul territorio, creare il network delle relazioni che stanno alla base della diffusione e della creazione della conoscenza.
La Regione Emilia-Romagna ha avviato, sulla base del Fondo europeo di sviluppo regionale, un programma volto al consolidamento della Rete Alta Tecnologia dell’Emilia-Romagna (Htn - High Technology Network), costituita da laboratori di ricerca industriale e da centri per l’innovazione, che raggruppa le istituzioni accademiche e i centri di ricerca pubblici della regione per offrire competenze, strumentazioni e risorse al sistema produttivo.
Ciò avviene con la costituzione di 10 Tecnopoli, infrastrutture fisiche che stanno sorgendo in ciascuno dei capoluoghi di provincia.
L’investimento complessivo ammonta a 240 milioni, di cui 137 da risorse regionali (94 milioni dal Por-Fesr 2007-2013 e 43 direttamente da bilancio della Regione Emilia-Romagna), 90 milioni dalle Università e dagli Enti di ricerca e 14 dagli Enti locali.
Sei sono le piattaforme tecnologiche: agroalimentare, costruzioni, energia e ambiente, Ict e design, meccanica e materiali, scienze della vita; 35 sono i laboratori e 1.600 i ricercatori impegnati, di cui 560 nuovi ricercatori.
Gli obiettivi che la Rete Alta Tecnologia dell’Emilia-Romagna si propone sono:
• incrementare l’offerta di ricerca industriale per le imprese attraverso l’avvio di ulteriori strutture destinate a far parte della Rete;
• realizzare e organizzare luoghi dedicati ad ospitarle materialmente;
• favorire i processi di integrazione fra le strutture di ricerca industriale e le imprese.
Prodotti innovativi, processi più efficienti, nuove tecnologie: i laboratori e i ricercatori della Rete sono i partner ideali per offrire soluzioni concrete ai fabbisogni di sviluppo delle imprese.
Il coordinamento della Rete è affidato ad Aster, che promuove l’innovazione del sistema produttivo, lo sviluppo di strutture e servizi per la ricerca industriale e strategica, la collaborazione tra ricerca e impresa e la valorizzazione del capitale umano impegnato in questi ambiti.