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      ASÌ ES LA VIDA
    Arturo Ripstein
       
        Sceneggiatura: Paz Alicia Garciadiego; fotografia: Guillermo Granillo; montaggio: Carlos Puente; scenografia: Claudio Contreras; musica: David Mansfield; suono: Eduardo Vaisman; interpreti: Francesca Guillen, Lolò Navarro, Arcelia Ramirez, Patricia Reyez Spìndola, Luis Felipe Tovar, Ernesto Yàñez; produttore: Àlvaro Garnica, Laura Imperiale, Jorge Sánchez; produzione: Filamnia;distribuzione: Sharada; origine:Messico/Francia/Spagna, 2000; durata: 98.
       
       

Jiulia lascia la sua terra per seguire il suo compagno Nicolas. Gli dà due figli e inzia a compiere pratiche magiche. Cura i vicini con erbe e pozioni, provoca aborti alle giovani donne. Ma Nicolas, il suo amante, la lascia per una ragazza più giovane, Rachele. Jiulia perde via via la ragione, lasciando che la rabbia si impadronisca di lei. Fino al raggiungimento del gesto estremo.

       
        Esordio magnifico del cinema latinoamericano in digitale. È un singolare contrasto questo Asì es la vida, che evoca il teatro antico, sfruttando la tecnologia digitale, strumento professionale e elettrodomestico di uso quotidiano. Jiulia è Medea, quella Medea classica raccontata da Euripide e interpretata da molte attrici, lo è nei gesti, nel modo di recitare estremo, eccezionale. La capacità artistica di Arcelia Ramirez, tra l'altro, stordisce per la bravura. Ma non è questo il punto. A fianco di questa classicità dei gesti, agiscono altri elementi che plasmano questa tragedia vecchia come il mondo, dandole una veste del tutto nuova e ancora più dolorosa del previsto. Jiulia, ripresa da un occhio, quello della videocamera, discreto, incerto, quasi timoroso di sembrare uno spione delle tragedie altrui, si trasforma e diviene la donna qualunque. Colei che subisce la disgrazia dell'abbandono e il torto di vedersi portare via i figli, perché considerata dalla comunità pericolosa, una malata mentale. Medea è il dramma quotidiano, più intimo, delle rotture familiari, la considerazione dolorosa e pungente del tempo che passa, che rovina la carne della donna e i sentimenti dell'uomo. Nicolas, il suo amante, confesserà le ragioni del suo abbandono dicendo: "ho un cuore di maschio stronzo, eppure un maschio con il cuore". Questa è la vita, appunto: l'abbandono irrimediabile, perché il tempo distrugge l'ideale dell'amore eterno. E la voce di lui ritorna, come un tormento con queste ultime parole: "maledetta sorte...tette di vecchia, culo di vecchia". Intelligente, inoltre, l'utilizzo della televisione come elemento narrativo-scenico. E' lì, silenzioso testimone di quello che accade altrove, permettendo così allo spettatore di vedere che cosa accade in un luogo e, contemporaneamente dal piccolo schermo, quello che succede altrove, in una dimensione spazio-temporale diversa. Un trucco raffinato, surreale e visionario. Bravissimi, tutti.
Chiara Nano, Cinemazip
       
        Interni lerci e degradati, cortili putridi, muri scrostati, donne malvestite e disperate, solitudine, angoscia e morte. Arturo Ripstein descrive un mondo pieno di sofferenza in cui i più deboli soccombono o impazziscono e i più forti si comportano con arroganza e cinismo. Asì es la vida è un film duro e atroce ma anche incredibilmente ironico. Tratto dalla Medea di Seneca (non da quella di Euripide), questo lungometraggio rappresenta la summa di tutta la poetica del sessantenne cineasta messicano, autore che si è formato alla scuola di Luis Bunuel. E si vede. Il racconto è frazionato in numerose scene totalmente autonome, il tono narrativo è paradossale e delirante, i personaggi sono fortemente caratterizzati, uno straziante senso del ridicolo è percepibile in ogni istante.
Dal punto di vista formale Ripstein ha costruito un impianto sostenuto principalmente dall’uso di pianisequenza che si concludono con dissolvenze al nero. La macchina a spalla e una fotografia sporca rendono ancora più inquietante l’ambientazione. Le inquadrature sono tutte volutamente traballanti, l’effetto di straniamento continuamente riproposto. Julia, Adela e Nicolas guardano spesso in macchina, parlano al pubblico, interagiscono con la cinepresa. Ripstein arriva addirittura a svelare il dispositivo cinematografico inserendo un’immagine in cui la sua figura e quella dell’operatore sono riflesse in uno specchio, smontando di fatto il meccanismo della finzione. Girato in digitale e riversato in 35 mm., Asì es la vida è un lavoro toccante perché oltre a farci assistere all’immane tragedia di una donna che uccide i propri figli, ci mostra un dramma che potrebbe riguardare ognuno di noi. La follia arriva devastante e incontrollabile, la prostrazione psicologica e morale si manifesta in modo imprevedibilmente anarchico ed eversivo, ma il convulso dibattersi della povera Julia appare semplicemente come un grottesco e frustrante tentativo di affermare una dignità che mai nessuno le ha riconosciuto. Dunque, in questa sua opera Arturo Ripstein non solo analizza con lucidità e razionalità gli effetti del dolore esistenziale su un individuo ma mette a fuoco con decisione anche la terribile assurdità delle azioni umane.
Splendidi tutti gli interpreti, con una menzione particolare per la protagonista principale:Aracelia Ramirez.
Maurizio G. de Bonis, Cinema.it