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| ACCATTONE |
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| Pier
Paolo Pasolini |
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| Soggetto e sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini; collaborazione ai dialoghi: Sergio Citti; aiuto regia: Bernardo Bertolucci; assistente regia: Leopoldo Savona; fotografia: Tonino Delli Colli; scenografia: Flavio Mogherini; montaggio: Nino Baragli; musica: Johann Sebastian Bach (coordinata da Carlo Rustichelli); operatore: Franco Delli Colli; arredatore: Gino Lazzari; fonico: Luigi Puri; interpreti: Franco Citti (Accattone), Franca Pasut (Stella), Silvana Corsini (Maddalena), Paola Guidi (Ascenza), Adriana Asti (Amore), Adele Cambria (Nannina), Luciano Conti (il Moicano), Luciano Gonini (Piede d'oro, Luciano), Renato Capogna (il Capogna, Renato), Alfredo Leggi (Pupo biondo, Alfredino), Galeazzo Riccardi (il Cipolla), Leonardo Muraglia (Mommoletto), Giuseppe Ristagno (Peppe il folle), Roberto Giovannoni (il Tedesco), Mario Cipriani (Balilla), Roberto Scaringella (Cartagine), Silvio Citti (Sabíno), Giovanni Orgitano (lo Scucchia); direttore di produzione: Marcello Bollero; produttore: Alfredo Bini; produzione: Arco Film/Cino del Duca; distribuzione: Cino del Duca (poi Nuova Comunicazione/Arci); origine: Italia, 1961; durata: 120'. | ||||||
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"( …) Il film intero si regge su questo personaggio
bellissmo, profondamente sentito, felicemente espresso in tutta la sua
complessità. Accattone è molte e cose insieme: il secolare scetticismo
romano, il relitto d'una società ancora rustica e artigianale, il prodotto
di un'alienazione totale; ma è soprattutto l'espressione d'una sclerosi
etica, di un'inconscia volontà suicida. L'autenticità di Accattone è tale
che anche un personaggio un po' convenzionale e chapliniano come Stella
si tinge di verità ogni volta che s'acocmpagna con lui. Non meno autentico
in quanto altrettanto sentito e sofferto, è lo squallido e sordido paesaggio
delle borgate che fa da sfondo alla vicenda, con i suoi mondezzai. Il
film è lento e insistito perché Pasolini vuole piuttosto rappresentare,
ossia creare degli effetti, che narrare, ossia scatenare un ritmo. Pasolini
è un regista serio, solido, tenace, intelligente e poetico che lavora
sull'immagine come lavora sulla parola. Paragonato al suo linguaggio letterario
denso e spesso prezioso, il linguaggio cinematografico di Pasolini potrà
sembrare semplice e persino rozzo; ma questo contenutismo gli ha certamente
giovato per dare più spicco a personaggi e ambienti da lui troppo sperimentati
e vissuti per essere trattati in maniera esornativa. (…)". |
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