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Sceneggiatura: da J. W. Goethe, C. Marlowe e dal Volksbuch
tedesco; sceneggiatura: Hans Kyser; fotografia: Carl
Hoffmann; scenografia: Robert Herlth e Walter Röhrig; interpreti:
Gösta Ekman (Faust), Emil Jannings (Mefisto), Camilla Horn (Gretchen),
Frieda Richard (la madre di Gretchen), Wilhelm Dieterle (Valentin), Yvette
Guilbert (Marthe Schwerdtlein), Eric Barclay (il duca di Parma), Hanna
Ralph (la duchessa di Parma), Werner Fütterer (l’arcangelo), Hans Brausewetter,
Lothar Muthel, Hans Rameau, Hertha von Walther, Emmy Wida; produzione:
Ufa; restauro: realizzato dalla Filmoteca Española di Madrid con
il contributo del Projecto Lumière del Programma MEDIA dell’Unione Europea,
in collaborazione con il Deutsche Institut für Filmkunde di Wiesbaden
e il Danske Filmmuseum di Copenhagen, con il contributo del Bundesarchiv-Filmarchiv
di Berlino e della Turner Entertainment Co.; didascalie: in tedesco;
origine: Germania; 1926; lunghezza: 2550 m.; durata:
107’. |
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“Se Goethe fosse vivo, sono sicuro che questo film gli piacerebbe,
e gli piacerebbero soprattutto cose di questo tipo (il plastico del volo
sulle Alpi), le uniche capaci di ricordargli la sua opera”.
F. W. Murnau
Faust è da considerarsi opera personale di F. W. Murnau, che ne
modificò più volte la sceneggiatura fino a giungere alla definizione della
propria visione del mito del vecchio alchimista. È la sua opera più curata
dal punto di vista plastico, quella in cui più evidente risulta la convinzione
del regista della possibilità di trasformare il cinema in un’arte dotata
di leggi proprie. Ma di questo film circolavano copie provenienti da negativi
tra loro assai diversi, realizzati a partire da riprese parallele. Era
necessario ricostruire il montaggio originariamente voluto da Murnau,
ignorando le modifiche introdotte dall’Ufa all’epoca della distribuzione
della pellicola, avvicinandosi nello stesso tempo alla qualità fotografica
di tale originale.
IL RESTAURO DEL FILM
Il dato più interessante di questo restauro risiede probabilmente in un
suo aspetto che, in un certo senso, lo ha reso una novità assoluta: esso
è riuscito a richiamare l’attenzione sul problema delle doppie versioni
nel cinema muto, fatto apparentemente fin troppo conosciuto, ma al quale
non si era mai riservato l’interesse che meritava.
Il restauro di Faust ci ha portato a scoprire che, per quanto logico
possa sembrare, tale pratica non nacque agli inizi del sonoro perché ancora
non esisteva o non era diffuso il sottotitolaggio o il doppiaggio. Essa
venne allora semplicemente recuperata poiché già era abituale nel cinema
muto, per quanto possa sembrare assurdo, dato che gli intertitoli potevano
essere tradotti e sostituiti.
Studiando i diversi materiali di Faust conservati in tutto il mondo
ho potuto verificare l’esistenza di almeno sette differenti negativi del
film! Essi erano chiaramente destinati ai grandi mercati cinematografici,
gli stessi che, soltanto tre o quattro anni più tardi, avrebbero obbligato
i produttori a realizzare diverse versioni sonore di un film.
Il restauro è stato realizzato duplicando il negativo americano di Berlino,
modificandone il montaggio seguendo quello della copia danese, sostituendo
le scene contenenti testi inglesi con i corrispondenti tedeschi tratti
dalla copia danese e dal lavander di Wiesbaden, integrando le scene eliminate
negli USA da Murnau e tutte quelle deteriorate nel negativo americano
con altre tratte a volte dalla copia danese, a volte dal controtipo Turner,
abbastanza completo ma la cui qualità fotografica lascia piuttosto a desiderare.
Il lavoro è stato completato dalla sostituzione degli intertitoli americani
con quelli originali tedeschi che quasi sempre occupavano lo stesso posto.
LA MUSICA
“Quando Murnau partì per Hollywood il 22 giugno 1926, egli considerava
la sua opera terminata. Aveva compilato una lista di musiche di accompagnamento
insieme a Ernö Rapée (che di lì a poco avrebbe a sua volta lasciato l’Ufa
per Hollywood), comprendente temi dell’opera di Gounod. Il 25 agosto il
film venne presentato a Berlino con questo accompagnamento, che alcuni
critici di prestigio, come Hans Feld, non approvarono sostenendo che un
film del genere avrebbe meritato musiche originali. Il produttore dell’Ufa,
Hans Neumann, ritirò l’accompagnamento di Rapée e incaricò della composizione
di una partitura originale dapprima Giuseppe Becce, che finì col rinunciarvi,
poi Werner Richard Heymann che utilizzò temi originali insieme ad altri
di repertorio nel suo accompagnamento che venne eseguito all’uscita del
film a Berlino.
Poiché l’accompagnamento di Heymann, che prevedeva cori e un grande numero
di strumenti, non poteva essere eseguito in piccole sale, Paul A. Hensel
preparò una lista di musiche (48 brani) facilmente eseguibili da piccole
orchestre. La compilazione di Hensel, molto ben accolta dalla critica,
è l’unica a cui si è potuto accedere integralmente, grazie alla sua pubblicazione
sul n. 283 (26 novembre) del “Licht-Bild-Bühne”. La musica di accompagnamento
di Paul A. Hensel è stata sincronizzata secondo un’orchestrazione originale
da Berndt Heller, con la collaborazione dei musicisti spagnoli Armando
e Carlos Pérez Mántaras, completando i piccoli frammenti che Hensel aveva
lasciato incompiuti nella sua compilazione, come il saluto di Mefisto
al suo apparire (Hensel annotava: utilizzare una figura umoristica di
flauto a ogni saluto di Mefisto), o il crescendo agitato del finale della
prima scena tra il diavolo e l’arcangelo (Hensel annotava soltanto: gran
crescendo agitato).
Luciano Berriatúa, Cinegrafie, VI, n. 9, 1996
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