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Kurocka
Rjaba significa “La gallinella Rjaba” E Rjaba è la vera co-protagonista
del film, l’unica vera amica di Asja, una gallina che recita con abilità
da attrice consumata. Non è facile rendere al tempo stesso credibili e
simpatici gli animali al cinema, ma Andrej Konchalovskij c’è riuscito.
Chissà quanti provini avrà fatto, per trovare una gallinella come Rjaba
capace di girare (Che dico girare? Digerire!) una sequenza come quella
immediatamente successiva al ritorno di Asja a casa, dal mercato. Mentre
Asja chiacchierava con l’uomo che l’aspettava, Konchalovskij piazza la
macchina da presa a pochi centimetri da terra, ad “altezza-pollo”, e attende
l’ingresso in scena di Rjaba. La quale entra in campo, comincia a saltabeccare
e – probabilmente guidata da qualche leccornia sparsa sul pavimento in
punti strategici – ci guida letteralmente in una ricognizione della stanza,
mentre sullo sfondo continua il dialogo degli attori.
Scherzi a parte, è una grande intuizione di regia, che conferma in Konchalovskij
un registra di straordinario spessore, quando ha a che fare con storie
che lo interessano (non con gli inseguimenti di Tango e Cash, per
intenderci) e con attori non professionisti. Ormai sapete tutti che Kurocka
Rjaba è il seguito di un bellissimo film degli anni Sessanta, La
storia di Asja Kljacina che amò senza sposarsi, che Konchalovskij
girò con un’unica attrice professionista, per il ruolo di Asja (allora
era Ija Savvina, oggi è Inna Curikova) e usando per tutte le altre parti,
degli autentici contadini. Nel vecchio film Asja doveva confrontarsi con
la morale dei tempi (donna sessualmente libera, rimaneva incinta, e decideva
di tenersi il bambino senza rivelarne il padre); oggi, con il, figlio
della colpa lontano, nell’esercito, ha ben altri problemi. Il kolchoz,
più o meno, la rispetta, ma il mondo tutt’attorno è cambiato. È finita
l’URSS, la perestrojka è passata come un tornado, è arrivato il Mercato:
e per Asja “Mercato” significa essere taglieggiata, quando si reca in
città a vendere le uova di Rjaba. Lo sfogo di Asja, mentre rientra a piedi
al villaggio, è un documento politico di straordinario interesse: per
la prima volta nel cinema post-sovietico, Konchalovskij dà voce ai pensieri
della Russia sommersa, alla gente comune (poco politicizzata, ma abituata
a sfangarsi la vita di tutti i giorni) che rimpiange i tempi di Breznev
semplicemente perché la roba nei negozi costava meno (anche se era poca,
e di scarsa qualità), non c’era delinquenza e districarsi nelle difficoltà
quotidiane era meno complicato Poi nel bel mezzo di una “tirata” che Inna
Curikova recitava con incredibile forza, ecco arrivare Rjaba, che come
un cagnolino corre incontro alla padrona. E per un momento tutti i problemi
di Asja sono dimenticati, grazie all’affetto di un animale. Konchalovskij
tiene alto il livello del film per tutta la prima ora, con notazioni di
toccante verità e con almeno una scena, quella della dimostrazione, straordinaria.
Di fronte allo strapotere di un kolchoziano, che ha messo in piedi una
segheria “privata” ed e diventato un “padroncino”, uomini e donne del
villaggio scendono per strada inalberando ritratti di Breznev, di Andropov,
di Lenin, persino di Cernenko, e riciclando tutti i vecchi striscioni
rossi con tanto di slogan, usati per anni in tutte le sfilate del 1 maggio
e del 7 novembre. Arrivano alla segheria, dove il “padrone” ribatte “Li
ho anch’io i miei ritratti”, e si apre la camicia, mostrando le facce
di Lenin e di Stalin tatuate sul petto: e poi si “compra” i dimostranti
offrendo vodka gratis a tutti. Più avanti, con la storia dell’uovo d’oro
deposto da Rjaba (e, in realtà, parte di un tesoro rubato), il film si
sfalda un pochino, eccedendo nel grottesco: e Konchalovskij sembra non
riuscire più a controllarlo al meglio, esagerando in trucchetti. Ma nel
complesso Kurocka Rjaba è un film vivo, capace di farsi forza dei
propri errori. Un esempio di cinema d’impatto, sgangherato e vitale.
Alberto Crespi., Cineforum n. 335, giugno 1994 |