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      ASJA E LA GALLINA DALLE UOVA D'ORO
(Kurocka Rjaba)
   

Andrej Michalkov Koncalovskij

       
       

Soggetto e sceneggiatura: Andrej Konchalovskij; fotografia: Evgueni Gouslinsky; musiche: Boris Basourov; montaggio: Helene Gagarina; interpreti: Inna Churikova (Asja Kljacina), Alexander Surin (Stepan), Gennadi Yegorychyov (Chirkunov), Victor Mikhailov (Vassili Nikititch), Guennadi Nazarov (Serioga); produzione: Jacky Ouakine, Andrej Konchalovskij per Parimedia e Russian Roulette; distribuzione: Mikado; origine: Francia/Russia, 1994; durata: 117'.

       
       

Kurocka Rjaba significa “La gallinella Rjaba” E Rjaba è la vera co-protagonista del film, l’unica vera amica di Asja, una gallina che recita con abilità da attrice consumata. Non è facile rendere al tempo stesso credibili e simpatici gli animali al cinema, ma Andrej Konchalovskij c’è riuscito. Chissà quanti provi­ni avrà fatto, per trovare una gallinella come Rjaba capace di girare (Che dico girare? Digerire!) una sequenza come quella immediatamente successiva al ritorno di Asja a casa, dal mercato. Mentre Asja chiacchierava con l’uomo che l’aspettava, Konchalovskij piazza la macchina da presa a pochi centimetri da terra, ad “altezza-pollo”, e attende l’ingresso in scena di Rjaba. La quale entra in campo, comincia a saltabeccare e – probabilmente guidata da qualche leccornia sparsa sul pavimento in punti strategici – ci guida letteralmente in una ricognizione della stanza, mentre sullo sfondo continua il dialogo degli attori.
Scherzi a parte, è una grande intuizione di regia, che conferma in Konchalovskij un registra di straordinario spessore, quando ha a che fare con storie che lo interessano (non con gli inseguimenti di Tango e Cash, per intenderci) e con attori non professionisti. Ormai sapete tutti che Kurocka Rjaba è il seguito di un bellissimo film degli anni Sessanta, La storia di Asja Kljacina che amò senza sposarsi, che Konchalovskij girò con un’unica attrice professionista, per il ruolo di Asja (allora era Ija Savvina, oggi è Inna Curikova) e usando per tutte le altre parti, degli autentici contadini. Nel vecchio film Asja doveva confrontarsi con la morale dei tempi (donna sessualmente libera, rimaneva incinta, e decideva di tenersi il bambino senza rivelarne il padre); oggi, con il, figlio della colpa lontano, nell’esercito, ha ben altri problemi. Il kolchoz, più o meno, la rispetta, ma il mondo tutt’attor­no è cambiato. È finita l’URSS, la perestrojka è passata come un tornado, è arrivato il Mercato: e per Asja “Mercato” significa essere taglieggiata, quando si reca in città a vendere le uova di Rjaba. Lo sfogo di Asja, mentre rientra a piedi al villaggio, è un documento politico di straordinario interesse: per la prima volta nel cinema post-sovietico, Konchalovskij dà voce ai pensieri della Russia sommersa, alla gente comune (poco politicizzata, ma abituata a sfangarsi la vita di tutti i giorni) che rimpiange i tempi di Breznev semplicemente perché la roba nei negozi costava meno (anche se era poca, e di scarsa qualità), non c’era delin­quenza e districarsi nelle difficoltà quotidiane era meno complicato Poi nel bel mezzo di una “tirata” che Inna Curikova recitava con incredibile forza, ecco arrivare Rjaba, che come un cagnolino corre incontro alla padrona. E per un momento tutti i problemi di Asja sono dimenticati, grazie all’affetto di un animale. Konchalovskij tiene alto il livello del film per tutta la prima ora, con notazioni di toccante verità e con almeno una scena, quella della dimostrazione, straordinaria. Di fronte allo strapotere di un kolchoziano, che ha messo in piedi una segheria “privata” ed e diventato un “padroncino”, uomini e donne del villaggio scendono per strada inalberando ritratti di Breznev, di Andropov, di Lenin, persino di Cernenko, e riciclando tutti i vecchi striscioni rossi con tanto di slogan, usati per anni in tutte le sfilate del 1 maggio e del 7 novembre. Arrivano alla segheria, dove il “padrone” ribatte “Li ho anch’io i miei ritratti”, e si apre la camicia, mostrando le facce di Lenin e di Stalin tatuate sul petto: e poi si “compra” i dimostranti offrendo vodka gratis a tutti. Più avanti, con la storia dell’uovo d’oro deposto da Rjaba (e, in realtà, parte di un tesoro rubato), il film si sfalda un pochino, eccedendo nel grottesco: e Konchalovskij sembra non riuscire più a controllarlo al meglio, esagerando in trucchetti. Ma nel complesso Kurocka Rjaba è un film vivo, capace di farsi forza dei propri errori. Un esempio di cinema d’impatto, sgangherato e vitale.
Alberto Crespi., Cineforum n. 335, giugno 1994