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        ARIEL
      Aki Kaurismäki
   
         
       
        Sceneggiatura: Aki Kaurismäki; fotografia: Timo Salminen; suono: Jouko Lumme; montaggio: Raija Talvio; scenografia: Risto Karula; musica: Olavi Virta, Rauli Somerjoki, Melrose, Bill Casey, Esko Rahkonen, Pjotr Tchajkovskij, Taisti Tammi, Dimitri Shostakovich; costumi: Tuula Hilkamo; interpreti: Matti Pelompää (Mikkonen), Eetu Hilkamo (Riku), Erkki Pajala (il vecchio minatore), Matti Jaaranen (il ladro), Hannu Viholainen (il complice); produzione: Aki Kaurismäki/Villealfa Fìimproductions; origine: Finlandia, 1988; durata: 72'.
       
        Taisto Kusurinen fa il minatore in Lapponia, ma è licenziato. Con una cadillac bianca, vendutagli da un collega, e con i soldi della liquidazione, intraprende un viaggio verso sud costellato di contrattempi e disavventure. Derubato dei soldi della liquidazione, si procura lavori occasionali. Tra mille sfortune Taisto incontra la donna della sua vita, un vigile urbano divorziata, che invece di fargli la contravvenzione se lo porta a casa. Trascorrono una notte d’amore e insieme si imbarcano su un cargo per il Messico.
       
       

«È un documento sulla Finlandia. Stanno distruggendo questo paese definitivamente, totalmente. Ci sono un sacco di case abbandonate perché tutti finiscono ad Helsinki, o in Svezia. Oggi la Finlandia cerca di diventare come la Florida, e niente interessa salvo il profitto». (Aki Kaurismäki)

       
        Variazione sui temi di Ombre in paradiso, Ariel ripropone una lieve, delicato storia d’amore proletario nella Finlandia d’oggi, urbanizzata ed industriale, e nel film tornano anche figure e luoghi dei precedenti film di Aki. Ariel inizia come una storia di operai, e prosegue come un road-movie, seguendo Taisto che dalla Lapponia raggiunge Helsinki. In questo preservare e variare i luoghi del proprio cinema, Aki costruisce Ariel secondo vari fili; alle inquadrature rigide e fredde delle prime scene, che impediscono nella loro freddezza che il suicidio del padre divenga dramma, seguono le sequenze da film poliziesco, che ricordano Arvottomat, quando Taisto disperato assalta una banca, mentre il finale è sotto il segno e nello stile del melodramma, sottolineato dalla tardoromantica musica di Tschajkoskij.
Francesco Bono, Cinema 60, n. 6, 1990