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| ACQUA TIEPIDA
SOTTO UN PONTE ROSSO |
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| Shohei Imamura |
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| Sceneggiatura: Yo Henmi, Shohei Imamura, Daisuke Tengan, Motofumi Tomikawa; fotografia: Shigeru Komatsubara; montaggio: Hajime Okayasu; scenografia: Hisao Inagaki; musica: Shinichirô Ikebe; suono: Kenichi Benitani;interpreti: Koji Yakusho, Misa Shimizu, Mitsuko Baisho, Mansaku Fuwa, Kazuo Kitamura, Isao Natsuyagi, Yukiya Kitamura; produttore: Koji Yakusho, Misa Shimizu, Mitsuko Baisho, Mansaku Fuwa, Kazuo Kitamura; produzione: BAP Inc., Catherine Dussart Productions, Comme des Cinémas, Eisei Gekijo, Imamura Productions, Maru Limited, Nikkatsu Corporation; distribuzione: BIM; origine: Giappone, Francia, 2001; durata:120'. |
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| L'impiegato Yosuke (Yakusho Koji), separato e neodisoccupato, venuto come il solito a trovarel'amico clochard Taro (Kitramura Kazuo), scopre che il vecchio filosofo è morto nel sonno. Avendo tempo da perdere, decide di mantenere una promessa fattagli tempo prima: andare a cercare un tesoro che Taro avrebbe nascosto anni prima in una casa presso un ponte rosso in un piccolo villaggio della penisola di Noto. Riesce a ritrovare il ponte e la casa, ora abitata da una vecchia pasticcera calligrafa e da una ragazza cleptomane, che lascia dietro di sé, dopo i microfurti al supermarket, strane pozze d'acqua. Quando Yosuke fa la sua conoscenza, Saeko (Shimizu Misa), gli rivela il suo imbarazzante e magico segreto: in lei si accumulano quantità straordinarie d'acqua, di cui lei riesce a liberarsi in soli due modi: rubando e facendo l'amore. Spaesato e divertito dal prodigio, Yosuke l'aiuta volentieri e decide anzi di stabilirsi nel paesino, trovando lavoro come pescatore, e iniziando con lei una relazione fiabesca e chiacchierata, tra giochi di specchi e rivoli d'acqua che scolano fin nel torrente sotto il ponte rosso… | ||||||
Vincitore
a Cannes di ben due palme d'oro, nel 1983 con La ballata di Narayama
e nel 1996 con L'anguilla, il settantacinquenne Shohei Imamura
passa ormai per un grande "maestro" del cinema giapponese, il più legittimo
erede dei suoi grandi poeti e imperatori. Ma Imamura, anche se ha saputo
raccontare antiche leggende in toni epici e lirici, come in Narayama,
o moderne tragedie in immagini dure e austere come in Pioggia nera
del 1989, resta anche il ragazzaccio di Porci geishe e marinai (1961)
o il bizzarro indagatore di rapporti fra biologia e erotismo dei suoi
vecchi La donna insetto o Introduzione all'antropologia.
E lo dimostra in questo Acqua tiepida sotto un ponte rosso, un
titolo che si richiama alla tradizione della fantasiosa e poetica titolistica
cinese e orientale ma che si riferisce a realtà assai meno spirituali
di quanto possa sembrare. Un vecchio strano che viveva in una tenda circondato
da libri ed era chiamato "il filosofo", muore dopo aver rivelato ai suoi
amici di aver nascosto tanti anni fa, in un villaggio lontano da Tokio,
in una casa vicina ad un ponte rosso, un prezioso tesoro che poi non è
più riuscito a recuperare. Nessuno crede veramente a questo racconto ma
Yosuke, un impiegato quarantenne rimasto senza lavoro e che si è messo
a frequentare i clochard, pensa che in fondo vale la pena di andare a
vedere. Lui trova il ponte rosso e noi ben presto scopriamo cos'è l'acqua
tiepida che vi scorre sotto. La giovane donna che abita lì, assieme a
una nonna che sembra un po' fuori con la testa, soffre infatti di uno
strano "disturbo": il suo corpo produce acqua, in grande quantità, che
le resta dentro e fuoriesce, in grandi zampilli, solo al momento dell'orgasmo.
O meglio, la sovrabbondanza di questa acqua, limpida e pulita, solo un
po' tiepidina, naturalmente, la porta ogni tanto ad avere un bisogno impellente
di fare l'amore, per liberarsene piacevolmente. Abbiamo consultato vecchi
ed esperti cine-erotologi e nessuno ricorda di aver mai visto in un film
una particolarità sessuale di questo genere. E anche il signor Yosuke,
che essendo capitato lì per tutt'altri motivi è stato frettolosamente
utilizzato per la bisogna, al momento rimane in effetti un po' sorpreso,
ma poi trova che la variante gli piace, si dimentica totalmente del tesoro
e si presta volentieri ogni volta che la signora invoca il suo aiuto.
Anzi, comincia ad infastidirsi della moglie che lo chiama al cellulare
per avere notizie e chiedere soldi, e decide di stabilirsi nel villaggio,
dove trova anche un lavoro. Meglio fare il pescatore nella penisola di
Noto che il disoccupato a Tokyo. Perché il film, pur incentrato su quella
surreale trovata e sulle sue bizzarre conseguenze, ha anche dei risvolti
sociali non insignificanti, ed allude poi ad influenze astrali, problemi
di inquinamento, credenze religiose. Come dice la donna ad un certo punto:
"ci sono sempre legami fra molte cose": fra il biologico e il magico,
fra scienza ed erotismo, fra passato e presente. Lo scopriremo anche attraverso
i successivi sviluppi della storia che, dopo averci fatto incontrare una
serie di inattesi personaggi (un maratoneta nero, un clochard con gusti
alimentari raffinati, molti pescatori e mercanti di pesce, poiché siamo
pur sempre in una "histoire d'eau"), ci farà scoprire chi è la vecchia
nonna un po' matta, e chi era il Diogene di Tokyo, e qual'era il prezioso
tesoro di cui parlava. Anche Imamura sa creare legami fra le cose, e le
inquadrature: si abbandona al piacere liberissimo di raccontare e di inventare,
ma riesce a inserire nelle distese sequenze di villaggio e di mare immagini
tecnologiche, flash fantascientifici, composizioni quasi astratte di colori
e di forme. Come nell'ultima inquadratura in cui, sulle goccioline del
più fantasmagorico degli zampilli, si forma addirittura un grande, glorioso
arcobaleno. |
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