Giuseppe Faravelli
  Nasce a Broni (Pavia) nel 1896. Fin da giovane, ancora all’università di Pavia è impegnato, assieme a Lelio Basso ed altri, nei “Gruppi [degli] studenti socialisti”. Negli anni successivi diviene segretario della Camera del Lavoro di Pavia poi della Federazione provinciale del PSI e direttore del gioarnale socialista “La Plebe”. Nel 1922 aderisce al PSU, lo spezzone riformista del partito socialista che si allontana dal PSI dopo la scissione comunista del 1921. Oltre a lavorare nel Consiglio delle leghe della Camera del lavoro di Milano, collabora con “La Giustizia” di Zibordi. Adoperatosi per ricostituire un tessuto socialista clandestino nella lotta antifascista, fa parte di un comitato di giellisti e socialisti, essendo convinto assertore della presenza socialista in Giustizia e Libertà. Espatriato in Francia per evitare il carcere, fra il 1934 ed il ’37 Faravelli assicura i contatti fra il Centro interno (socialista) e la direzione del PSI a Parigi. Sempre alla ricerca di nuove strade per il movimento socialista, che egli concepisce autonomo e libertario, nel 1941 viene arrestato dal governo di Vichy e tradotto in Italia dov’è incarcerato. Evaso nel settembre del ’44 ripara in Svizzera. Dopo la Liberazione è membro della Direzione del PSIUP ed estensore di un Progetto di Statuto del Partito che si prefigge di rinnovare la tradizione riformista e democratica del vecchio PSU. Faravelli è inoltre tra i fautori della scissione del PSLI (poi PSDI) di cui viene nominato, seppur per breve tempo, segretario. Nel 1959, col Movimento unitario di iniziativa socialista rientra nel PSI e vi resta fino alla morte (1974).