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Nasce a Broni (Pavia) nel 1896. Fin da giovane, ancora all’università di
Pavia è impegnato, assieme a Lelio Basso ed altri, nei “Gruppi [degli] studenti
socialisti”. Negli anni successivi diviene segretario della Camera del Lavoro
di Pavia poi della Federazione provinciale del PSI e direttore del gioarnale
socialista “La Plebe”. Nel 1922 aderisce al PSU, lo spezzone riformista
del partito socialista che si allontana dal PSI dopo la scissione comunista
del 1921. Oltre a lavorare nel Consiglio delle leghe della Camera del lavoro
di Milano, collabora con “La Giustizia” di Zibordi. Adoperatosi per ricostituire
un tessuto socialista clandestino nella lotta antifascista, fa parte di
un comitato di giellisti e socialisti, essendo convinto assertore della
presenza socialista in Giustizia e Libertà. Espatriato in Francia per evitare
il carcere, fra il 1934 ed il ’37 Faravelli assicura i contatti fra il Centro
interno (socialista) e la direzione del PSI a Parigi. Sempre alla ricerca
di nuove strade per il movimento socialista, che egli concepisce autonomo
e libertario, nel 1941 viene arrestato dal governo di Vichy e tradotto in
Italia dov’è incarcerato. Evaso nel settembre del ’44 ripara in Svizzera.
Dopo la Liberazione è membro della Direzione del PSIUP ed estensore di un
Progetto di Statuto del Partito che si prefigge di rinnovare la tradizione
riformista e democratica del vecchio PSU. Faravelli è inoltre tra i fautori
della scissione del PSLI (poi PSDI) di cui viene nominato, seppur per breve
tempo, segretario. Nel 1959, col Movimento unitario di iniziativa socialista
rientra nel PSI e vi resta fino alla morte (1974). |
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