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Giovanna
Caleffi nasce a Gualtieri (Reggio Emilia) il 4 maggio 1897. Si diploma nel
1915 presso la Scuola normale superiore del capoluogo, sposando due anni
dopo Camillo Berneri. Nel marzo del 1918 dà alla luce la prima figlia (Maria
Luisa) e nell’ottobre dell’anno successivo la seconda (Giliana). Nell’agosto
del 1926 segue il marito in esilio, stabilendosi a Parigi. La loro casa
diviene sede di riunioni clandestine e centro di irradiazione politica.
Dieci anni dopo Camillo è tra i primi ad accorrere in Spagna dove diviene
commissario politico della Colonna italiana con Rosselli e Angeloni. Dopo
la sua uccisione (maggio 1937), Giovanna, che fino ad allora per far quadrare
il bilancio familiare ha gestito un piccolo negozio di generi alimentari,
comincia ad occuparsi attivamente del movimento anarchico. Inizia a collaborare
alla stampa libertaria ma viene arrestata nel 1940 e consegnata alla polizia
italiana. Dopo un anno di confino, riesce ad eludere le forze dell’ordine
fasciste e ad entrare nella Resistenza. Il suo periodo di maggiore fecondità
politica e intellettuale è il dopoguerra, quando, insieme al suo nuovo compagno
Cesare Zaccaria, fonda e dirige importanti riviste, come “La rivoluzione
libertaria” e ”Volontà“. È anche autrice, insieme a Zaccaria, di rilevanti
interventi teorici (come La società senza stato, 1947) e di noti pamphlet
polemici (come Il controllo delle nascite, 1949); quest’ultimo viene addirittura
sequestrato e i due autori processati. Dà vita, assieme ad alcuni altri
compagni, alla straordinaria esperienza educativa della Colonia “Maria Luisa
Berneri”. Muore nel 1962. |
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Colonia
Maria Luisa Berneri
Dopo la fine del conflitto mondiale Giovanna Caleffi, vedova di Camillo,
riallaccia i rapporti con il movimento anarchico e si accompagna sentimentalmente
con Cesare Zaccaria, un vecchio amico di famiglia. Per onorare la figlia
Maria Luisa precocemente scomparsa nel 1949, assieme a un gruppo di compagni
di Romagna tenta di dar vita nel 1950, a Cesenatico, ad una colonia estiva.
Il progetto però non decolla se non l’anno successivo (1951) grazie ad una
casa messa a disposizione dallo stesso Zaccaria, a Piano di Sorrento. Nasce
così una mirabile esperienza che, oltre a svolgere scopi assistenziali data
la salubrità del luogo e la gratuità del soggiorno, si prefigge eminentemente
finalità educative, nel senso della conduzione di una vita sociale libera,
laica, basata sull’uguaglianza – nella comunità, infatti, adulti e bambini
si confrontano alla pari – senza “indottrinamenti” e condizionamenti d’alcun
tipo. In quella casa la Colonia funziona per sette anni cioè fino alla fine
dell’estate del ’57, quando Zaccaria, staccatosi da Giovanna e dal movimento,
la rivuole nella sua piena disponibilità. Giovanna non si perde d’animo
e con gli aiuti che i compagni le inviano da ogni parte del mondo, riesce
ad acquistare una casa e un bel pezzo di pineta a Ronchi (Marina di Massa).
La rinascita della Colonia (1960) ha però vita breve poiché Giovanna, che
ne è da sempre l’ispiratrice, muore nel 1962. |
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