POESIA CONCRETA
     
    Nel 1956 si tenne a San Paolo del Brasile l’“Esposizione Nazionale di Arte Concreta”: fu in quella occasione che venne proposto il nome di poesia concreta. Con quella denominazione si voleva indicare la dimensione materica della nuova poesia: le parole non venivano più usate per la loro semanticità, per il loro significato, ma per i valori grafici e visivi che potevano assumere. Nei suoi sviluppi la poesia concreta arriverà a operare fin dentro la parola, smontandola e ricomponendola. Questo procedimento risulta ben evidente negli Zeroglifici di Adriano Spatola, che rappresentano una sorta di esplorazione tra le possibilità di usare i frammenti di caratteri, con sezionature verticali o orizzontali, ed eventuali sovrapposizioni di frammenti verbali o parti di parole ‘leggibili’. La poesia concreta, per la sua estrema economia espressiva, si presenta con doti particolari di accessibilità anche per chi non conosce la lingua in cui è scritta, e come movimento di carattere internazionale fu concepita dai primi promotori: Decio Pignatari ed Eugen Gomringer. A proposito del carattere internazionale della poesia concreta, lo stesso Gomringer ha scritto: “Un sintomo significativo della necessità della poesia concreta si riscontra osservando che simili e analoghe forme sono emerse quasi contemporaneamente in Europa ed in America latina e che una analoga forma mentis ha trovato il suo terreno in entrambi gli ambienti. Sono perciò convinto che la poesia concreta comincia a realizzare l’idea di una poesia universale comune. È forse comunque tempo di rivedere profondamente la concezione, il modo di credere nella poesia e di riesaminare la condizione di una sua funzione nella società moderna”. Comune a tutti gli autori concreti è la persuasione che le strutture grammatico-sintattiche del linguaggio normale non sono più adeguate a sopportare nuovi processi di pensiero e di comunicazione e che a tali novità debbano corrispondere nuovi stili. Ciò comporta altresì un diverso rapporto tra poema concreto e lettore, il quale dovrà ricreare l’atto del poeta nel farsi d’una diversa struttura. La poesia concreta rappresenta un punto d’arrivo nel percorso che parte da Un coup de dés di Mallarmé, perché questo testo, come ha scritto Accame, “ha fatto letteralmente il vuoto davanti a sé.”