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Generazione perfetta - Disturbing Behavior

Regia:David Nutter
Vietato:No
Video:Columbia
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Disagio giovanile, Giovani in famiglia, Il mondo della scuola - Giovani
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Scott Rosenberg
Sceneggiatura:Scott Rosenberg
Fotografia:John S. Bartley
Musiche:Mark Snow
Montaggio:Randy Jon Morgan
Scenografia:Nelson Coates
Costumi:
Effetti:
Interpreti:James Marsden (Steve Clark), Katie Holmes (Rachel Wagner), Nick Stahl (Gavin Strick), Steve Railsback (agente Cox), Bruce Greenwood (professor Caldicott), William Sadler (Dorian Newberry), Katharine Isabelle (Lindsay Clark), Chad Donella (U.V., amico di Gavin)
Produzione:Metro Goldwyn Mayer - Village Roadshow - Hoyts Film Partnership - Beacon Communications
Distribuzione:Columbia
Origine:Stati Uniti - Australia
Anno:1998
Durata:

84’

Trama:

Steve Clark, dopo il suicidio del fratello maggiore, si trasferisce con la famiglia a Cradle Bay. Al liceo, messo in guardia dal suo nuovo amico Gavin, nota che un gruppo di ragazzi e ragazze – i Blue Ribbons – risultano i migliori nello studio e paiono non avere vizi: brillanti nelle competizioni sportive, ben educati ed eleganti, bevono soltanto yogurt e latte e riscuotono l’ammirazione di tutti i docenti. Ma i Blue Ribbons hanno improvvise inspiegabili esplosioni di violenza. Gavin sostiene che siano in realtà dei robot, e che per scelta della sua famiglia anche lui si trovi costretto a frequentare il loro gruppo. Steve indaga con l’amica Rachel e scopre che i Blue Ribbons sono individui modificati in laboratorio dal professor Caldicott, con l’intenzione di creare elementi d’eccellenza cui affidare il compito di migliorare la società. Con l’aiuto del derattizzatore Newberry, i due amici riescono ad annientare i mostruosi individui, ma Gavin, che si rivela uno di loro, sopravvive e inizia una carriera da insegnante per ripercorrere le orme di Caldicott.

Critica 1:All’interno della metafora proposta da Generazione perfetta parrebbe proprio non esserci più alcuna speranza per l’adolescenza. E l’abbandono della speranza, paradossalmente, non è dovuto a un’età allo sbando, senza alcun valore, persa nei suoi vacui fermenti ribellistici o legata al culto di sostanze stupefacenti che annichiliscono, bensì al suo esatto contrario, vale a dire all’educazione affettata, allo studio metodico, al look curato e ammodo, al successo nello sport e nella vita.
Generazione perfetta, però, non propone, come si potrebbe pensare, una rivoluzione della morale comunemente accettata, semplicemente mette in guardia dal pericolo di massificazione esasperante, indicando come prima responsabile la scuola, appoggiata incondizionatamente dalla famiglia, istituzione che pretende l’optimum dai propri figli.
Il modello proposto, allora, diventa una sorta di livellatore di coscienze individuali a causa del quale non spicca più l’individuo, ma il risultato raggiunto, non l’originalità di un pensiero, bensì la standardizzazione di comportamenti, opinioni e azioni. I Blue Ribbons (letteralmente “nastri blu”) vengono proposti come l’esempio cui attenersi per tentare di conquistare l’eccellenza, una sorta di casta privilegiata al cui confronto tutti gli altri sono considerati inferiori, diversi, emarginati. Ma questa emarginazione non è da colpire, ma da cooptare. La massificazione non è vagamente razzista, ambisce semplicemente alla palingenesi dell’intera società, in modo da realizzare un autentico mondo nuovo nel quale i migliori perpetuino l’ordine esistente. Ovviamente l’ordine dell’eccellenza.
Il veicolo che si premura di conservare e trasmettere tale ordine, e in questo risiede l’esplicito atto d’accusa della pellicola, è il complesso sistema di educazione istituzionale che gli adolescenti ricevono costantemente nella fase più delicata della loro vita. Il professor Caldicott è l’immagine di questo estremo tentativo di omologazione delle coscienze verso uno stile di vita irreprensibile, fatto di studio, garbo, pacatezza e morigeratezza (uniche concessioni: yogurt e latte).
È l’insegnante come membro della scuola che si premura di condurre gli interventi in laboratorio per estirpare l’individualità intesa come male supremo e instillare la nuova concezione per mezzo di un processore inserito nell’occhio. La scuola si trasforma quindi in modellatrice subdola delle singole menti per proporre una esemplarità che metta al riparo dal rischio di qualunque tipo di particolarismo, a maggior ragione se il pericolo è rappresentato da ribelli in grado di sovvertire l’ordine comunemente accettato.
La connivenza delle famiglie è l’altro capo d’accusa mosso da Generazione perfetta: genitori incapaci di ascoltare (il padre di Steve chiamato dal figlio non risponde), pronti a occultare i problemi con il silenzio (la famiglia di Steve evita accuratamente di nominare il figlio maggiore suicida), convinti ingenuamente che l’integrazione dei figli all’interno della massa possa rappresentare il palliativo contro l’assunzione delle proprie responsabilità di fronte al fallimento dell’educazione impartita (oltre ai genitori di Steve, anche quelli di Gavin).
La ribellione assume così la valenza di liberazione dal cliché perbenista accettato incondizionatamente dall’intera comunità, ma è anche, contemporaneamente, l’unica possibilità di salvezza di fronte all’aggressività mostrata dai Blue Ribbons quando questi vanno in corto circuito e smarriscono il senso di quei valori troppo artefatti, troppo falsi e costruiti a tavolino per poter essere davvero validi.
Autore critica:Giampiero Frasca
Fonte criticaAiace Torino
Data critica:



Critica 2:Rischia di rimanere confuso con i soliti thriller in serie della stagione estiva, questo Generazione perfetta. È invece è degno di essere visto perché costruisce con calibrato crescendo il sottile orrore di un ragazzo finito in una cittadina dove i teen ager vengono "normalizzati" da un azzimato psichiatra scolastico (previa approvazione degli stessi genitori) per eliminare alla radice problemi come ribellione, diversità, deliquenza. L'interessante sceneggiatura firmata da Scott Rosenberg è stata portata sullo schermo con stile asciutto ed essenziale e senso della costruzione drammatica da David Nutter, al debutto nel lungometraggio dopo aver diretto (e si sente) alcuni episodi della fortunata serie tv X-Files Adeguati i tre protagonisti, Nick Stahl, Katie Holmes e James Marsden, di sicuro tra i volti più promettenti della nuova generazione di attori americani.
Autore critica:Valerio Guslandi
Fonte critica:Ciak
Data critica:

1/7/1999

Critica 3:
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