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California poker - California Split

Regia:Robert Altman
Vietato:No
Video:Biblioteca Decentrata Rosta Nuova, visionabile solo in sede
DVD:
Genere:Commedia
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Joseph Walsh
Sceneggiatura:Joseph Walsh
Fotografia:Paul Lohmann
Musiche:Phyllis Shotwell
Montaggio:Lou Lombardo
Scenografia:Leon Ericksen
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Elliot Gould (Charlie Waters), George Segal (Bill Denny), Gwen Welles (Susan Peters), Ann Prentiss (Barbara Miller), Edward Walsh (Lew), Bill Duffy(Kenny), Jeff Goldblum (Lloyd Harris), Tom Signorelli (Nugie), Joanne Strauss (madre), Eugene Troobnick (Harvey), Joseph Walsh (Sparkie)
Produzione:Columbia Pictures Corporation, Reno Productions, Spelling Goldberg, Robert Altman e Joseph Walsh per la Won World - Usa
Distribuzione:Columbia
Origine:Usa
Anno:1974
Durata:

108’

Trama:

Bill Denny e Charlie Waters hanno in comune la passione per il gioco d'azzardo. Si conoscono casualmente in una sala di poker e fraternizzano quando Charlie per due sere consecutive subisce il furto di quanto ha fortunosamente raggranellato. Sempre più spesso si incontrano nei ritrovi ove invano tentano di raggiungere la fortuna. Qualche pausa se la concedono presso Barbara e Susan, due ragazze sbandate che forse proprio da loro si ripromettono un avvenire più tranquillo e sano. Mentre Charlie, più spensierato, si accomoda più facilmente nella sua esistenza di alti e bassi, Bill mastica amaro sia perchè legato come scrittoruccolo a un periodico, sia perchè perseguitato dai debitori. Un giorno ha la netta "sensazione" di un periodo "felice"; vende tutto (auto, macchina da scrivere, binocolo, macchina fotografica, ecc.) e parte con Charlie per Reno. Il presentimento era giusto: i due soci in una sola serata si ritrovano tra le mani 82.000 dollari; ma s'avvedono che il trionfo aleatorio per nulla sazia la loro fame di felicità.

Critica 1:Due amici, fanatici del gioco, giungono a Reno e sbancano. Ma per loro giocare è più bello che vincere. Uno dei più lucidi e divertenti film sul tema del gioco con una colonna sonora straordinaria e un duetto di alta classe. A livello narrativo-stilistico, anche nel senso della scomposizione del racconto, è uno dei film più innovativi e originali di Altman, una vera pacchia per la critica strutturalista.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:(…) il modo di agire, di comportarsi dei due protagonisti di California poker, i quali, in una società che celebra il successo, che onora il danaro, cercano di procurarsene senza uscire dalla legalità, con il gioco, sapendosi ritrarre quando raggiungono favolose vincite. Charlie Waters e Bill Denny non si lasciano afferrare dalla pianificazione e dalla programmazione totale dell'esistenza si sottraggono al loro grigio e ferreo dominio, preferendo all'ordine, alle radici, al focolare, il disimpegno, la provvisorietà, la dispersione, l'anarchia. Essi non pregiano "la vita moderna livellata in una universale mercificazione camuffata da progressismo, emancipazione ed efficienza, dove ogni cosa - l'amore, l'infelicità, la delusione - è sostituibile a piacere e quindi banale". Waters e Denny rifiutano "questo appiattimento globale, non intendono prodursi come meri accidenti, come pedine mosse da forze anonime e incapaci di autentico destino": essi si introducono nell'universo dell'indistinto e del livellato, non vi si lasciano coinvolgere, ne ricavano materia per soddisfare le necessità del momento e se ne fuggono in una loro quiete che è rinuncia agli allettamenti del falso che urge per essere accettato come una verità. Mentre Charlie, come denota il suo cognome (Waters, cioè "acque", il "quid" in cui si annidano tutte le innumerevoli e più diverse possibilità), si sottrae alle malie dell'”affluent society" e agli imperativi dell'etica del successo, senza peraltro procedere ad una rottura netta, il suo compagno ed amico Bill Denny risolve che "la vita è altrove". La vincita ai tavoli da gioco non lo inorgoglisce, non lo trascina nella asfissiante spirale della vittoria: egli con la sua parte di danaro abbandona tutto.
Denny può essere considerato, visto che Altman annovera nei suoi lavori figure dai nomi particolari, un diminutivo di "den", "caverna", "antro", un luogo chiuso privilegiato, dove, come nell'inconscio, fervono le forze più varie e si annida la primaria energia vitale. In tale antro Bill si ritrae e questa scelta simbolizza l'esplorazione dei proprio io interiore e, più particolarmente, di quel substrato primitivo represso negli abissi dell'inconscio. Questo antro simbolizza "il luogo di identificazione dove avviene il processo di interiorizzazione psicologica attraverso il quale l'individuo diviene se stesso, varca la soglia della maturità". Bill intende restaurare la propria personalità dimidiata, deve "assimilare il mondo collettivo che sta impresso in lui sia pure al rischio di turbarlo e sconvolgerlo ed integrare questo apporto alle proprie forze in modo da costruirsi la propria personalità adattabile al mondo circostante. Il formarsi dell'io interiore e della sua capacità di porsi in relazione con il mondo esteriore procedono di pari passo e pertanto la caverna, l'antro simbolizzano la soggettività alle prese con i problemi della sua differenziazione". II simbolismo della caverna presso i Greci comportava un significato cosmico (la caverna era il mondo, luogo della ignoranza e della sofferenza, da dove aveva inizio il cammino verso la luce), ma anche etico: nella caverna avvenivano spettacoli d'ombre, d'apparenze agitate e da essa l'anima doveva uscire per contemplare il vero mondo della realtà: l'uomo cioè era tenuto prigioniero, ostacolato dalle sue passioni ed era liberato dal) forza del proprio pensiero poichè la costruzione di una personalità armoniosa avveniva secondo l'immagine di un cosmo, regno l'armonia.
Archetipo della matrice materna, la caverna è un simbolo delle origini, delle rinascite, del mondo, rappresenta il luogo della nascita e della iniziazione, è l'immagine del centro e del cuore: entrare nella caverna è ritornare alle origini, un "regressum ad uterum", per salire al cielo, per uscire dal cosmo. La caverna è un gigantesco ricettacolo di energia, un'energia tellurica: nella lingua giapponese un ideogramma si legge "den" ed esso significa forza naturale, impersonale, energia cosmica, non visibile, a disposizione dell'uomo. Indubbiamente il personaggio di Bill Denny è caricato da Altman in tale direzione esplosiva perchè può essere il prototipo di una umanità vera, che dispone pienamente di se stessa nella coscienza della propria ambigua potenzialità: California split segna un salto di qualità, una separazione, un distacco dalla realtà disgregata ed anonima, senza volto e senza valori ed ha termine con l'immagine di una "roulette" verticale, di una ruota suddivisa in diversi settori. La ruota è un simbolo cosmico, lunare e solare: la permanente rotazione è rinnovamento e rigenerazione: da essa nascono lo spazio e tutte le divisioni del tempo (le stagioni, l'alternarsi del giorno e della notte, ecc.). Essa esprime la perfezione implicita nell'immagine del cerchio, ma con una certa valenza di imperfezione perchè essa è in rapporto con il mondo del divenire, della creazione continua, della contingenza, di ciò che è transeunte e perituro. Essa simbolizza i cicli, gli eterni ritorni, la liberazione da costrizioni fisiche e da condizionamenti spirituali. In essa si concentrano due fattori contrastanti, il movimento rotatorio, proprio della circonferenza, e l'immobilità, tipica del centro: la "Ruota della Legge, della Verità, della Vita", nel buddismo cinese, illustra il modo di sfuggire alle trappole del mondo illusorio espresso dalla rotazione e di insediarsi al centro, il "motore immobile", il "principio"; per la dottrina taoista il centro - ciò che non si trasforma nella trasformazione universale - è sede della saggezza e della saviezza: invisibili, installate al centro, esse esprimono un movimento rotatorio senza parteciparvi. (…) L'immagine della ruota, con cui si chiude California poker, può essere così associata all'immagine della ruota della creazione che, dalla immota caotica materia prima, trae nella reiterata sequela delle stagioni le molteplici individuazioni del creato, in un continuo gioco di polarità, in incessanti proposte di vita che è amore, che è calore. Il che permette alla ruota della creazione di ampliare il concetto in essa racchiuso di "quid" operante sino ad identificarsi nel disco solare: il sole è la ruota e la ruota è un emblema solare. Sorgente di luce, roteando nel cielo, con il suo moto collabora alla vita, il tutto, rivolgentesi in un "unicum" energetico: l'amore è calore, è fuoco, è luce, è sole, è oro, simbolo della perfezione.
Autore critica:Achille Frezzato
Fonte critica:Cineforum n. 158
Data critica:

10/1976

Critica 3:«In questa storia si chiamano tutte Barbara?», si chiedono in California poker Bill e Charlie, che continuano a incappare in donne con questo nome, a partire da Barbara Miller (Ann Prentiss) per arrivare a bariste, commesse, cameriere, ecc., ecc. Il nome Barbara (un puro "tormentone") ha la stessa importanza degli 82.000 dollari vinti da Bill (che pure dovrebbero rappresentare una svolta narrativa essenziale): cioè, nessuna. O, almeno, nessuna rispetto alla narrazione cinematografica tradizionale. California poker è l'esatto contrario delle hitchcockiane "fette di torta": mette in campo tutto quello che nel cinema di solito sta fuori campo, passanti, controfigure, tempi morti, dialoghi irrilevanti; e lascia fuori campo qualsiasi ipotesi di storia, l'avventura messicana di Charlie, il viaggio alle Hawaii di Susan e Barbara (che, senza alcuna spiegazione narrativa, non tornano più), il poker finale di Bill (durante il quale la macchina da presa accompagna Charlie nei suoi vagabondaggi per la sala da gioco). Ma appunto si tratta di ipotesi e non di storie, completamente bandite da California poker e Nashville. Sembra che la vita vera, con tutta la sua casualità (priva del controllo di qualsiasi sceneggiatore), si sia impadronita ella scena. Ma è la vita vera? (…)
Autore critica:Emanuela Martini
Fonte critica:Cineforum n. 328
Data critica:

10/1993

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di: Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di: Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema
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