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Seconda guerra civile americana (La) - Second Civil War (The)

Regia:Joe Dante
Vietato:No
Video:20th Century Fox Home Entertainment
DVD:
Genere:Grottesco
Tipologia:La guerra
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Martyn Burke
Sceneggiatura:Martyn Burke
Fotografia:Mac Ahlberg
Musiche:Hummie Mann
Montaggio:Marshall Harvey
Scenografia:Joseph P. Lucky
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Beau Bridges, Joanna Cassidy, James Coburn, Kevin Dunn, Phil Hartman, Dan Hedaya, James Earl Jones, Brian Keith, Denis Leary, Kevin Mccarthy, Dick Miller, Elizabeth Pena, Ron Perlman, William Schallert
Produzione:Guy Riedel
Distribuzione:Mikado
Origine:Usa
Anno:1997
Durata:

97'

Trama:

Un aereo carico di orfani fuggiti dalla guerra nucleare tra India e Pakistan chiede asilonegli Stati Uniti, affacciandosi in particolare allo stato dell'Idaho. Qui però il governatore Farley, da poco rieletto proprio grazie ad una campagna contro l'immigrazione condotta con lo slogan "Come l'America dovrebbe essere", proclama la chiusura delle frontiere, rifiutandosi di far entrare i bambini. Quando la notizia comincia a circolare, nella redazione della rete televisiva NewsNet, il produttore Mel e il caporedattore Alan si mettono in azione e assegnano ai giornalisti, tra cui la famosa conduttrice Helena Newman, compiti diversi per coprire tutto l'avvenimento. Intanto alla Casa Bianca, il Presidente convoca i suoi consiglieri. L'esperto di pubbliche relazioni Jack gli consiglia di imporre un ultimatum di 72 ore per la riapertura delle frontiere, che poi diventa di 62 ore e mezzo, quando si scopre che altrimenti andrebbe a scontrarsi con la messa in onda di una soap opera.

Critica 1:In questa commedia di fantapolitica ambientata in un futuro prossimo J. Dante e il suo sceneggiatore Martyn Burke non risparmiano niente e nessuno. Si spara a zero sui presidenti imbecilli, governatori in foia, guru delle P.R. (Pubbliche Relazioni), organizzazioni umanitarie, giornalisti a caccia di scoop, interessi economici e calcoli elettorali, nazionalismi esasperati, fanatismi etnici, strapotere della TV. E lo fa con feroce allegria, umorismo e orrore, fantasia e realtà. Non dimenticare, comunque, che all'origine c'è un problema dannatamente serio che sarà centrale nel mondo anche dopo il 2000: quello dei profughi, o dei rifugiati come li chiama Hannah Arendt. Girato per la TV e proiettato in Europa nelle sale.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Più o meno 150 anni dopo la Guerra Civile (1861), in un paradossale ricorso storico, 11 Stati dell'Unione scelgono un'altra volta la via della Secessione armata. Martin Burke è l'autore dell'inquietante e spiritoso copione di La Seconda Guerra Civile Americana, in cui ipotizza che all'iniziativa anticostituzionale dell'Idaho di chiudere le frontiere agli immigrati aderiscano perfino taluni Stati ormai retti da messicani o cinesi. Fra i palazzi del potere e le strade in fermento assistiamo al convulso svolgersi degli eventi dall'osservatorio dell'emittente News Net (la sigla ha solo una c in meno di Cnn): dove la preoccupazione maggiore resta quella di far coincidere le notizie sensazionali con il “Prime Time”. Del resto il Presidente (Phil Hartman) sposta l'ultimatum ai ribelli per non danneggiare la diffusione della puntata di un teleromanzo. Sul ritmo impeccabile della messa in scena di Joe Dante e godendoci la bravura di un gruppo di attori ferocemente caricaturali, tocchiamo con mano la scioccheria di Mr. President, che cercando modelli fra i suoi predecessori confonde i due Roosevelt (quello della guerra di Cuba e quello di Pearl Harbor) e l'irresponsabilità del governatore razzista dell'Idaho (Beau Bridges) che nell'infuriare della crisi pensa solo ai suoi amori con un'ispanica (Elisabeth Pena). Tappe dell'“escalation” sono la concessione di erigere un casinò a Little Big Horn per tener buoni i Sioux, l'abbattimento delle mura di Alamo da parte dei messicani e infine la distruzione della Statua della Libertà. E se fino a un certo punto il film di riferimento sembrava Stranamore, quando sui primi spari la commedia muta in tragedia viene in mente un altro titolo di Kubrick, Orizzonti di gloria. Finché la situazione precipita su uno scambio di vocale: redento dall'amore il governatore dell'Idaho annuncia di prevedere la propria “successione”, ma il consigliere del presidente (James Coburn) capisce “Secessione” e la guerra fratricida divampa al suono di “When Johnny Comes Marching Home”. Chiamato a discutere il film all'anteprima romana, un quintetto di opinionisti eccellenti (Santoro, Mentana, Maltese, Flores D'Arcais e Freccero) hanno agevolmente tradotto la parabola in termini nostrani: separatismo leghista, basso profilo della politica, ignoranza, frenesia dello share. I televisivi hanno tenuto a scagionare il video dall'identificazione con il male assoluto; e visto che negli Usa, proprio questo notevole film è stato prodotto e trasmesso dalla Tv, si sarebbe tentati di dargli ragione. Non mi pare invece che nel dibattito sia stato evidenziato e sottoscritto il messaggio del personaggio-guida, il giornalista nero James Earl Jones, che in funzione di Grillo Parlante rifiuta di accettare l'assioma del suo cinico direttore (Dan Hedaya): “Etica e buon gusto sono superati”. Come dire che la colpa non è dei media, ma di chi li usa.
Autore critica:Tullio Kezich
Fonte critica:Corriere della Sera
Data critica:

6/12/1997

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



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