sabato, 25 maggio 2013
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Storia dell'Istituto
Tutte le città della nostra regione, e non soltanto quelle oggi capoluogo di provincia, hanno avuto importanti tradizioni di insegnamento musicale svolto intorno alla municipalità, alle strutture pubbliche o ecclesiastiche, ai teatri e/o alle orchestre cittadine. La scuola musicale è nata dunque per esigenze concrete, quelle di fornire strumentisti e coristi per la produzione cittadina. Spesso chi dirige o insegna nella scuola è anche operatore a diverso titolo, maestro concertatore e direttore d’orchestra, compositore o strumentista, nelle strutture produttive della città; gli studenti, i più meritevoli, ricevono l’insegnamento e maturano le proprie esperienze strumentali partecipando alle attività delle orchestre o dei cori. Queste strutture educative raggiungono soprattutto nell’ 800 una loro fisionomia ben definita. Negli Stati preunitari, una grande cura è posta per il mantenimento di scuole musicali pubbliche di qualità. Ed è la stessa cura che viene posta, sull’esempio del progetto di Niccolò Paganini di riforma dell’Orchestra ducale parmense, per assicurare il buon funzionamento di strutture per la produzione operistica e per i concerti anche a Reggio Emilia. Questo interesse è forte anche se sono soprattutto le due vicine orchestre ducali di Parma e Modena a fornire i quadri di maggior spicco dell’orchestra reggiana.
Questo fervore non si arresta certo nell’Italia unita: permangono orgogliose volontà localistiche, pur tra alti e bassi di gestione, per conservare e sviluppare sia organici produttivi sia strutture educative. Queste strutture resistono dunque al tempo, ai cambiamenti politici, alle mode, e non è dunque un caso se oggi, nella realtà che si prospetta con la riforma dei Conservatori e degli Istituti pareggiati, nella sola Emilia-Romagna si contano ben cinque istituti statali (Parma, Bologna, Piacenza, Ferrara, Cesena) e sei non statali (Reggio Emilia, Modena, Ravenna, Carpi, Rimini e Castelnovo né Monti), oltre naturalmente ad altre scuole civiche di sicura solidità e tradizione (Faenza, Lugo, Forlì, Mirandola, Imola, per citarne solo alcune).
Le tappe dell’istituto reggiano trovano un punto di riferimento sicuro nella apertura nel 1826 di una scuola municipale di musica che avviene anche sulla spinta di nuove e coraggiose argomentazioni poste da Carlo Ritorni a proposito della pessima situazione riguardante l’orchestra reggiana. E’ la scuola di Bonifazio Asioli, affidata alla direzione del reggiano Prospero Silva e nella quale operò anche Achille Peri, protagonista delle vicende musicali della città nel periodo preunitario e, poi, nella fase d’avvio dell’Italia unita. Periodo, questo, ricco di accadimenti cui si è soliti far risalire, con la riapertura del Teatro nel 1857, inaugurato dallo stesso Peri in veste anche di compositore dell’opera Vittor Pisani, una nuova era di gestione delle iniziative musicali della città.
La scuola è passata quindi attraverso fasi alterne, soprattutto negli anni ’70, e a provvedimenti, come il Regolamento per la scuola di musica approvato il 26 novembre e il 10 dicembre 1881, orientati a delineare nuovi rapporti tra scuola e teatro e contemporaneamente a meglio definirne la struttura organizzativa.
Ulteriori risistemazioni si ebbero una decina di anni dopo durante il mandato del Sindaco Manodori e successivamente sotto le amministrazione Bacchi e Rossi.
Non di molto cambiano le cose nel nuovo secolo. Adeguati i regolamenti interni alle esigenze d’insegnamento consolidate sul modello delle scuole statali, il cui sistema trova nei provvedimenti dei regi decreti del 1918 e del 1930 l’assetto che resterà definitivo fino ad oggi, le vicende della scuola reggiana s’intrecciano sempre più spesso con il più ampio dibattito cittadino intorno all’utilità delle strutture formative e culturali ricevendo nuovi impulsi per una adeguata collocazione istituzionale. La sede della scuola viene individuata in alcuni locali del Teatro Municipale dove rimarrà fino al 1975 quando verrà trasferita nella ex-Caserma Zucchi. Nel 1926 assume l’attuale titolazione ad Achille Peri ed è in questo periodo che si compiono ulteriori tentativi per valorizzare le istituzioni musicali della città. Ancora nel 1936 si cercherà infatti di ridar vita ad una Orchestra sinfonica di Reggio Emilia fondata e diretta da Renzo Martini, mentre due anni prima il nuovo “Regolamento per la direzione agli spettacoli in Reggio” ancora prevede espressamente la presenza di alunni autorizzati dalla Direzione a far parte degli organici insieme ai professori d’orchestra e ai sostituti. Ed è in questi stessi anni che il Peri annovera tra i suoi studenti un nome che diventerà presto un artista di fama mondiale.
Il cantante reggiano Ferruccio Tagliavini studiò al Peri a cavallo degli Anni Trenta, sotto la guida del Direttore M° Melloni. L’archivio della scuola ci consegna anche le sue partecipazioni ai saggi finali e i voti agli esami dal 1929 al 1934, anno in cui fu licenziato (la scuola non ancora pareggiata non poteva rilasciare un diploma riconosciuto) prima di chiedere l’ammissione al Conservatorio di Parma.
Nel dopoguerra non è immediato e prioritario l’interesse di por mano alla situazione della scuola di musica comunale che con i suoi 200 iscritti conferma in ogni caso il suo radicamento nel panorama didattico e culturale della città. E’ solo a metà degli anni Sessanta che nuove idee si attuano sotto l’Amministrazione del Sindaco Bonazzi.



Affidata nel 1969 la direzione ad un giovane compositore milanese, Armando Gentilucci, allora appena trentenne, il progetto di ridefinizione istituzionale passa attraverso alcune tappe interne fondamentali quali la richiesta e il conseguimento del pareggiamento ai Conservatori di musica statali, l’incremento del corpo docente e il potenziamento dell’indirizzo didattico educativo in sintonia con quanto parallelamente stava avvenendo per le scuole comunali dell’infanzia. Sul fronte del raccordo dell’Istituto con le altre iniziative culturali e musicali della città, al tradizionale rapporto con il Teatro Municipale si aggiunge un progetto che negli anni successivi sarà destinato ad occupare un ruolo di primo piano non soltanto a Reggio ma anche nel panorama nazionale. Il complesso di attività di Musica-Realtà si esprime con la nascita della rivista diretta da Luigi Pestalozza e con una serie di iniziative seminariali, concertistiche e didattiche cui partecipano i nomi di musicisti, pedagogisti e musicologi di maggior prestigio in campo nazionale e internazionale. Nel 1973 nasce al Peri anche l’esperienza del Laboratorio pedagogico-musicale, intorno alla figura di Olivia Concha che lo conduce fino al 1979. Le iniziative rivolte alla musica del Novecento proseguono anche negli anni ’80 con convegni di studio, rassegne concertistiche, dibattiti e confronti tra compositori delle ultime generazioni.
Alla morte di Gentilucci nel 1989, l’Istituto è affidato al vicedirettore Cristina Mongini, fino alla nomina di Andrea Talmelli l’anno successivo.
Durante gli Anni Novanta l’Amministrazione di Reggio Emilia , in accordo con quella di Castelnovo né Monti, dà corso alla richiesta di statizzazione del Peri e del Merulo come sezione staccata. I tempi sono comunque difficili in quanto il dibattito sulla riforma dei Conservatori non consente per tutto il decennio possibilità di passaggio allo Stato di Istituti pareggiati. Il Peri assume un ruolo importante in questo dibattito a seguito del Convegno promosso a Reggio Emilia nel 1994, da cui nacquero Comitati per la Riforma un po’ in tutta Italia. Quel provvedimento legislativo atteso ormai da settantanni, viene approvato dal Parlamento alle soglie dell’anno 2000, ma la sua attuazione pone tuttora problemi di notevole complessità. L’Istituto, nel frattempo, amplia con le scuole di canto e di percussione gli insegnamenti interni pareggiati, avvia una intensa attività di scambio con scuole europee, sviluppa iniziative come L'Ora della musica e Settimane Incontri, intreccia nuove collaborazioni con I Teatri nei progetti di produzione di opere per l’infanzia e con le attività di Di Nuovo Musica in un certo senso destinato a proseguire l’esperienza ormai storica di Musica-Realtà. Nel 1998, a seguito del restauro degli edifici del cinquecentesco complesso di S. Domenico, l’Istituto Peri si trasferisce nella nuova sede provvista di un Auditorium polifunzionale idoneo alle molteplici attività della scuola.